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Struttura articolo
L’amicizia con il marchese di Saint-Loup introduce il narratore nel mondo dell’aristocrazia parigina, al quale da tempo ambiva e che ora viene da lui osservato con sguardo insieme affascinato e ironico, ma che finisce per deluderlo. In quell’ambiente, l’affare Dreyfus è un importante argomento di discussione e Proust (che fu un ardente sostenitore della causa di Dreyfus) mette sulla bocca dei suoi personaggi frasi che ne rivelano la sprezzante meschinità. Ma l’esplorazione dell’alta società viene interrotta dalla morte dell’amatissima nonna del narratore.
La prima parte del romanzo è dominata dal personaggio del barone Charlus e dalla sua omosessualità, che adombra quella dello stesso Proust. La seconda parte torna a raccontare le frequentazioni mondane del narratore nei salotti dei Guermantes e dei Verdurin, ma soprattutto rievoca la nascita della passione per Albertine. Un secondo soggiorno a Balbec, dove il narratore era stato in precedenza con la nonna, ne ravviva il ricordo e offre lo spunto per una serie di riflessioni sul tempo e sul lutto. Sempre a Balbec il narratore scopre l’esistenza degli amori saffici, ai quali Albertine non sembra indifferente, suscitando la gelosia del protagonista che perciò decide di riportare la ragazza con sé a Parigi.
Si svolge nell’appartamento parigino dove il narratore vive con Albertine, tenuta come “prigioniera”, ed è interamente dedicato all’analisi psicologica della passione amorosa. La morbosa gelosia, i sospetti, i timori del narratore sono ravvivati dalle menzogne di Albertine, che lascia intendere, senza mai ammetterlo, di avere amicizie intime femminili. La decisione di lasciarla non diminuisce la sofferenza, che anzi viene amplificata dalla fuga della ragazza.
Qui sono rievocati i tentativi del narratore di ritrovare Albertine, con l’aiuto dell’amico Saint-Loup. La notizia della morte accidentale della ragazza accresce la gelosia del protagonista, il quale si rende conto che la sofferenza si potrà dissipare solo dopo averla vissuta fino in fondo. Tenta allora un progressivo “ritorno all’indifferenza”, la cui prima tappa gli fa ritrovare Gilberte Swann, mentre un soggiorno a Venezia suscita impressioni analoghe a quelle di Combray, ma la “guarigione” interviene solo quando il narratore ottiene la certezza delle tendenze omosessuali di Albertine. Ma presto si manifesta anche l’omosessualità dell’amico Saint-Loup.
È l’ultimo romanzo del ciclo e quello che ne chiarisce la struttura e il significato. Il narratore è a Tasonville, vicino a Combray, in compagnia di Gilberte Swann, che ha sposato Saint-Loup: i tormenti del passato si sono assopiti e, ripercorrendo i sentieri delle passeggiate infantili, si accorge che le due strade, quella di Swann e quella dei Guermantes, si sono riunite. Anzi, forse in realtà non erano mai state così divergenti come invece gli era parso da bambino. Rientrato a Parigi dopo la prima guerra mondiale, nella quale è morto Saint-Loup, il narratore incontra nuovamente i vecchi amici, ma si ritrova in una società profondamente trasformata dal conflitto. Invitato a un ricevimento in casa della principessa di Guermantes scopre che la sua ospite altri non è se non Madame Verdurin che, rimasta vedova, si era subito risposata.
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