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Introduzione; Il seguito dell’Orlando innamorato; “Le donne, i cavalier, l’armi, gli amori”; Le fonti del poema; La tecnica narrativa; Il sorriso dell’Ariosto; La fortuna
Orlando furioso Poema cavalleresco, capolavoro della letteratura del Rinascimento italiano. Composto da Ludovico Ariosto in ottave, fu pubblicato per la prima volta nel 1516 in 40 canti, saliti a 46 nell’edizione definitiva del 1532.
Il poema si inserisce nella tradizione dei romanzi cavallereschi medievali, in particolare della Chanson de Roland (XI secolo), che narrava le gesta del paladino di Carlo Magno nella guerra contro gli infedeli e la sua morte nella disfatta della retroguardia dell’esercito franco a Roncisvalle nel 778. Diffusa in Italia negli ambienti popolari attraverso i racconti dei pellegrini francesi in viaggio verso Roma, la leggenda di Rolando (italianizzato in Orlando) venne in seguito accolta con grande favore negli ambienti letterari e cortesi, e nel XV secolo, alla corte degli Estensi a Ferrara, offrì a Matteo Maria Boiardo la materia per il poema cavalleresco Orlando innamorato, di cui il Furioso costituisce il seguito.
La trama dell’Orlando furioso non ha uno svolgimento lineare. È piuttosto un intrecciarsi di vicende – ora guerresche, ora amorose, ora fantastiche, ora magiche – che vengono continuamente interrotte dall’ingresso di nuovi personaggi, i quali si dilungano a raccontare la loro storia prima che la narrazione venga nuovamente ripresa. La varietà della materia è organizzata in tre filoni principali: il primo è la guerra tra i saraceni e i cristiani di Carlo Magno, che sono in difficoltà anche perché i guerrieri più valorosi – tra i quali Orlando e Rinaldo – hanno abbandonato il campo di battaglia per inseguire la bella Angelica, figlia del re del Catai. Parigi è assediata dai mori, ma i cristiani riescono a liberare la città grazie ai rinforzi giunti dall’Inghilterra. I mori allora cercano di rientrare in Africa, dove già la loro capitale, Biserta, era stata conquistata da Astolfo. Nel duello decisivo delle sorti della guerra Orlando sconfigge i saraceni. Il secondo filone narrativo ruota intorno all’amore di Orlando per Angelica, che invece gli sfugge e lo costringe a un’avventurosa ricerca, durante la quale il paladino cade vittima degli incantesimi del mago Atlante, salva fanciulle in pericolo – Olimpia e Isabella, tra le altre – fa strage di nemici e infine, quando scopre che Angelica è innamorata del saraceno Medoro, impazzisce. Astolfo allora, con l’aiuto di un cavallo alato, l’Ippogrifo, si reca sulla Luna per riprendere il senno di Orlando, il quale, dopo aver annusato l’ampolla che lo contiene, riacquista la ragione. Il terzo filone è il romanzo encomiastico che narra di Bradamante, sorella di Rinaldo e valorosa guerriera cristiana, e del saraceno Ruggiero, il quale, dopo aver subito gli incantesimi di Atlante e delle maghe Alcina e Melissa, dopo aver salvato Angelica dall’orca di Ebuda, dopo essersi convertito al cristianesimo, dopo essere stato campione dell’imperatore di Costantinopoli nel duello contro Bradamante, la sposerà e darà origine alla dinastia estense.
Come già aveva fatto Boiardo nell’Orlando innamorato, nel Furioso Ariosto fece confluire e intrecciò la materia dei due grandi cicli narrativi medievali, quella epica e guerresca del ciclo carolingio e quella amorosa e cortese del ciclo bretone, particolarmente apprezzata alla corte ferrarese. Ma innumerevoli altre sono le fonti del poema, e testimoniano la vastissima cultura dell’autore, che coniuga i testi classici greci e latini – Omero, Cicerone, Virgilio, Ovidio, tra gli altri – con i cantari popolari, la letteratura orientale nota attraverso traduzioni medievali e i libri di viaggio – come il Milione di Marco Polo. Ma questi numerosissimi riferimenti letterari sono mirabilmente organizzati e armonizzati nel poema, grazie alla straordinaria capacità dell’Ariosto di “reinventare” i temi e i motivi più diversi con la stessa padronanza con cui controlla l’incrociarsi degli eventi e il mobile trascorrere delle vicende dall’una all’altra.
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