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I promessi sposi

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Manzoni: Addio, montiManzoni: Addio, monti
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Introduzione

I promessi sposi Romanzo di Alessandro Manzoni, capolavoro della letteratura italiana dell’Ottocento, pubblicato in tre redazioni successive: la prima, intitolata Fermo e Lucia, venne composta tra il 1821 e il 1823 e mai pubblicata, la seconda, con il titolo definitivo I promessi sposi, fu pubblicata in tre tomi tra il 1825 e il 1827, la terza, riveduta soprattutto sul piano linguistico, apparve tra il 1840 e il 1842 in dispense, con illustrazioni approvate dall’autore e l’appendice Storia della colonna infame sui risvolti morali della peste di Milano.

Nella scelta dell’argomento ebbe un ruolo determinante l’interesse di Manzoni per il romanzo storico, un genere letterario allora nuovo e molto discusso, stimolato dalla lettura di Ivanhoe (1819) di Walter Scott suggerita dall’amico francese Claude Fauriel. Tuttavia Manzoni, integrò il modello scottiano con una maggiore aderenza alla realtà storica dei fatti.

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“Questo matrimonio non s’ha da fare…”

Al tempo della dominazione spagnola in Lombardia, tra il 1628 e il 1631, il signorotto di un paesino sul lago di Como, don Rodrigo, si è invaghito di una giovane popolana, Lucia Mondella, promessa sposa a Renzo Tramaglino. Per impedire il matrimonio tra i due ragazzi, don Rodrigo invia i suoi scagnozzi, i “bravi”, a minacciare il parroco che lo dovrebbe celebrare, il pavido don Abbondio. Il prete obbedisce e, mantenendo il segreto sulle ragioni della sua reticenza, allontana Renzo venuto a prendere gli ultimi accordi per la cerimonia. Il ragazzo riesce però a scoprire la verità dalla serva del parroco, Perpetua. Cerca allora l’aiuto dell’avvocato Azzeccagarbugli che però glielo nega, spaventato dalla fama di don Rodrigo. Anche un tentativo di matrimonio a sorpresa fallisce, mentre don Rodrigo sta organizzando il rapimento di Lucia.

I due giovani sono quindi costretti a scappare: aiutati dal buon fra Cristoforo, Renzo fugge a Milano, Lucia e la madre Agnese si rifugiano in un convento di Monza. Qui le due donne sono accolte da suor Gertrude che, costretta a farsi monaca a forza, ha una relazione con un losco nobiluomo locale, Egidio, il quale rapisce Lucia per conto di don Rodrigo e la conduce prigioniera nel castello dell’Innominato, potente e malvagio signore della zona. Ma l’incontro con Lucia, così indifesa e ingiustamente perseguitata, e con il cardinale Federico Borromeo, acuiscono la crisi di coscienza da tempo in atto nell’animo dell’Innominato il quale, invece di consegnare la ragazza a don Rodrigo, la libera. Intanto a Milano Renzo viene coinvolto nei moti popolari per il pane e, scambiato per un capo della sommossa, viene imprigionato. Liberato a furor di popolo, fugge a Bergamo dal cugino Bortolo, mentre la Lombardia è devastata dalla guerra e dai lanzichenecchi e a Milano scoppia la peste.

Venuto a sapere che Lucia è a Milano, ospite di donna Prassede e del dotto don Ferrante, Renzo torna in città, ma ritrova la sua amata al lazzaretto malata di peste e, in più, impossibilitata a sposarlo per via del voto di castità fatto alla Vergine in cambio della salvezza dalle grinfie dell’Innominato e di don Rodrigo. Interviene allora fra Cristoforo che scioglie Lucia dal voto. La ragazza guarisce dalla peste, che uccide invece fra Cristoforo e don Rodrigo, e può finalmente diventare la moglie di Renzo.

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Perché il Seicento

Al tempo di Manzoni il Seicento era considerato uno dei secoli più bui della storia italiana, segnato dalla dominazione straniera, da tragici eventi come la carestia e la peste e dal degrado morale della classe dirigente. Allo scrittore sembrava perciò un periodo ideale per ambientarvi un romanzo romantico il cui obiettivo era quello di commuovere e far riflettere il lettore. Allo stesso tempo, però, la scelta di raccontare un’epoca di soprusi e raggiri legislativi (le famose “grida”) a danno degli umili alludeva anche alla situazione della Lombardia contemporanea, analogamente oppressa dalla dominazione austriaca.

Inoltre, il XVII secolo offriva al cattolico Manzoni l’occasione per delineare il ruolo storico della Chiesa che, benché gravemente compromessa con il potere politico (si pensi alle figure di don Abbondio o della monaca di Monza), era tuttavia in quel tempo l’unica istituzione capace, attraverso personalità positive come fra Cristoforo e Federico Borromeo, di soccorrere gli oppressi e correggere le ingiustizie.

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Il ruolo della Provvidenza

Nel romanzo Manzoni assegna agli umili – Renzo e Lucia, fra Cristoforo – il ruolo di eroi positivi, mentre sostanzialmente negativo è il giudizio dello scrittore sui potenti – da don Rodrigo al governatore spagnolo di Milano. Tuttavia gli uomini, buoni o cattivi che siano, sembrano non avere alcun potere di modificare autonomamente il proprio destino, perché l’unico motore della storia è Dio che interviene nelle vicende umane attraverso la sua imperscrutabile provvidenza, secondo tempi e modi incomprensibili alla ragione umana.

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