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I viaggi di Gulliver Romanzo satirico di Jonathan Swift, pubblicato anonimo nel 1726. L’opera è composta da quattro viaggi distinti che sono altrettante esplorazioni fantastiche di mondi immaginari.
Medico di bordo su una nave mercantile britannica in partenza per i mari del Sud, Lemuel Gulliver, in seguito a un naufragio, arriva nel paese di Lilliput, dove tutto, dagli esseri umani agli oggetti, è quindici volte più piccolo del normale. Dopo essere stato catturato e condotto alla presenza del re del paese, Gulliver viene rimesso in libertà. Comincia allora a conoscere le abitudini e la mentalità dei lillipuziani: scopre ad esempio che il modo di rompere le uova è la ragione della disputa che li oppone agli abitanti di un’isola vicina, Blefuscu, che minacciano di invadere Lilliput. I nemici sono rapidamente messi in fuga da Gulliver, ma la gloria dell’“uomo-montagna” è di breve durata: avendo fatto pipì sul palazzo reale per spegnere un incendio, è incriminato da un gruppo di cortigiani gelosi del suo successo. Costretto a fuggire, Gulliver rientra in Inghilterra. Due mesi più tardi si imbarca di nuovo, ma la sua nave è colta da una tempesta. Approda a Brobdingnag, paese abitato dai giganti, rispetto ai quali Gulliver sembra un lillipuziano. Accolto da un contadino e protetto dalla figlia di questi, il protagonista viene in seguito acquistato dalla regina, che lo prende in simpatia. Oggetto di curiosità da parte dei cortigiani, diventa un ascoltato consigliere politico del re. Il suo soggiorno è interrotto dall’improvviso intervento di un’aquila, che afferra tra gli artigli la casetta dove vive Gulliver e se la porta via. Lasciato cadere in mezzo all’oceano, l’eroe viene recuperato da una nave inglese di passaggio che lo rimpatria. Il terzo viaggio conduce Gulliver nel paese di Balnibardi, che appartiene all’isola volante di Laputa, dove l’eroe incontra un’accademia di bizzarri sapienti che elaborano teorie sbagliate. Prosegue poi per l’isola di Glubbdubdrid, abitata dai maghi, e quindi visita l’isola di Luggnagg, i cui abitanti sono condannati, loro malgrado, all’immortalità. Nel corso del suo ultimo viaggio, Gulliver giunge al paese degli Houyhnhnms, magnifiche creature dall’aspetto equino, incarnazione della sapienza e della bellezza, che hanno saputo produrre un sistema di governo perfetto ed esercitano il loro dominio sugli Yahoos, esseri disgustosi che somigliano stranamente agli uomini. Malgrado le sue sembianze umane, Gulliver viene accolto con simpatia da un nobile Houyhnhnm, ma la loro amicizia è condannata come umiliante e contro natura dall’assemblea degli Houyhnhnms. Gulliver è quindi costretto a lasciare il paese e, dopo un viaggio movimentato, rientra definitivamente in Inghilterra.
Al tempo stesso romanzo d’avventura, narrazione didattica e resoconto di viaggio, I viaggi di Gulliver trae la sua materia anche da un genere narrativo molto in voga dopo Thomas More: l’utopia. Attraverso l’invenzione di mondi inesistenti Swift confeziona precisi modelli culturali e politici che, per contrasto o per affinità, mettono in evidenza le debolezze e i difetti della società europea dell’epoca. Il personaggio di Gulliver, vittima dello specchio deformante che Swift gli pone di fronte, rappresenta l’Uomo. Misurando il grado di stupidità e di vanità del suo eroe, lo scrittore mette in atto una satira sociale e politica sistematica, come quando denuncia l’ardore bellicoso dei capi di stato, l’intolleranza religiosa o gli errori della scienza. A questo proposito, i primi due viaggi sono dei veri capolavori d’ironia, dove il protagonista viene calato in situazioni opposte: la prima gli conferisce onnipotenza, la seconda lo fa sentire invece totalmente alla mercé degli altri. Negli ultimi due viaggi il tono si incupisce nettamente: l’umorismo caustico cede il posto a una riflessione sull’umanità molto più disperata e cinica. Se nel destino del paese di Balnibardi, sottoposto all’autorità dell’isola volante di Laputa, si può leggere una metafora della situazione dell’Irlanda dominata dall’Inghilterra, il viaggio nel paese degli Houyhnhnms non si riferisce ormai più a un tema particolare, ma offre una più ampia e amara satira contro l’intero genere umano.
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