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Ulisse Romanzo di James Joyce pubblicato nel 1922 e considerato uno dei testi fondamentali della letteratura del XX secolo. L’idea dell’Ulisse nacque nel 1906, ma Joyce cominciò a scrivere il romanzo nel 1914, durante la sua permanenza a Trieste, e lo terminò a Parigi nel 1921. A partire dal 1918, per interessamento di Ezra Pound, il libro venne pubblicato a puntate sulla rivista di New York “The Little Review” e fece subito scalpore: la rivista fu perseguita per oscenità e costretta a sospendere la pubblicazione dell’opera nel 1920. La prima edizione completa dell’Ulisse uscì a Parigi nel 1922 e fu accolta da un successo al quale contribuì certamente il clamore sollevato dalla censura americana.
Affascinato fin da ragazzo dalla figura di Ulisse, nel suo romanzo Joyce intendeva proporre una lettura in chiave moderna dell’Odissea di Omero: un’opera che evocasse i grandi temi dell’esistenza – la solitudine, l’esilio, l’infedeltà, il mutare delle cose, il sesso, l’alienazione – e che fosse anche un percorso simbolico attraverso la storia del pensiero occidentale, trattando argomenti scientifici come i problemi razziali, le questioni estetiche e tematiche quali la religione e la famiglia. Il romanzo è ambientato in una Dublino labirintica, i cui luoghi istituzionali (scuole, ospedali, biblioteche, caffè ecc.) adombrano analoghi luoghi del mondo antico. L’azione si svolge dalle otto del mattino alle due di notte del 16 giugno 1904: un giorno qualsiasi nella vita di due persone qualsiasi, l’insegnante irlandese Stephen Dedalus – alter-ego dell’autore, già protagonista di un precedente libro di Joyce (Ritratto dell’artista da giovane, più noto con il titolo di Dedalus) – e l’agente pubblicitario ebreo Leopold Bloom.
I diciotto capitoli, uno per ogni ora del giorno circa e ciascuno riferito a un personaggio o a una situazione dell’Odissea, sono raggruppati in tre parti: Telemachia (capitoli 1-3 ) dove Stephen (Telemaco) lascia la torre nella quale vive per iniziare le sue peregrinazioni; Odissea (capitoli 4-15), dove la giornata di Leopold (Ulisse) viene seguita dalla colazione del mattino fino al rientro a casa a mezzanotte; Ritorno a casa (capitoli 16-18) in cui i due protagonisti arrivano a casa di Leopold. I due personaggi sono colti nei momenti della loro normale vita quotidiana: Stephen mentre tiene una lezione a scuola o discute di Shakespeare con gli amici in biblioteca; Leopold mentre ritira una lettera all’ufficio postale, assiste al funerale di un conoscente, visita un cliente, oppure spia due ragazze sulla spiaggia. Nel corso dei loro vagabondaggi – che ripercorrono le tappe del mitico viaggio di Ulisse – Stephen e Leopold si incrociano inconsapevolmente negli stessi luoghi finché, finalmente, si incontrano. Nell’ultimo capitolo la moglie di Leopold, Molly Bloom (Penelope), rievoca, tra sogno e ricordo, la sua passata giovinezza e l’incontro con il marito. Il romanzo è una una sorta di viaggio iniziatico all’interno della coscienza dei personaggi, dove Leopold sembra ricercare inconsapevolmente un sostituto del figlio che gli è morto bambino, mentre Stephen è alla ricerca inconscia di una figura paterna che plachi le sue inquietudini intellettuali.
Opera di grande complessità strutturale, stilistica e lessicale, l’Ulisse scardina le tradizionali coordinate di spazio e tempo sulle quali si era fondata fino ad allora la narrazione. Attraverso l’utilizzo sistematico dello stream of consciousness, cui non fu estranea la conoscenza delle teorie di Sigmund Freud, Joyce introduce il lettore direttamente nell’inconscio dei suoi personaggi, dei quali perviene a leggere il pensiero. La sintassi viene liberata da ogni costrizione e la composizione del romanzo si avvicina a quella di una immensa partitura musicale che suggerisce più livelli di lettura: retorico, psicoanalitico, mitologico, religioso.
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