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    don chisciotte Il titolo completo è La storia di don Chisciotte della Mancha. Don Chisciotte della Mancia, di Miguel de Cervantes Saavedra

  • Don Chisciotte della Mancia

    NOTE: Il titolo completo è La storia di don Chisciotte della Mancha. Note critiche di Laura Barberi. DIRITTI D'AUTORE: si, sulle note critiche

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Don Chisciotte

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Cervantes: Don Chisciotte della ManciaCervantes: Don Chisciotte della Mancia
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1

Introduzione

Don Chisciotte Romanzo di Miguel de Cervantes Saavedra, capolavoro della letteratura spagnola diviso in due parti: la prima comparve nel 1605 con il titolo El ingenioso hidalgo don Quijote de la Mancha, la seconda nel 1615 con il titolo El ingenioso caballero don Quijote de la Mancha. Nel 1617 le due parti furono pubblicate insieme a Barcellona. Il libro, in apparenza una satira burlesca dei romanzi cavallereschi, in realtà affronta il tema della follia e delle illusioni umane e si interroga sulla natura della creazione letteraria.

2

Un eroe vittima della propria immaginazione

Nella campagna della Mancia vive un povero hidalgo (gentiluomo), appassionato lettore di romanzi cavallereschi. L’uomo è talmente affascinato dal mondo fantastico descritto nelle sue letture da perdere la ragione: decide di diventare cavaliere errante e di girare il mondo per difendere i deboli e far trionfare la giustizia. Cambia il suo nome nel più altisonante don Chisciotte de la Mancia, monta a cavallo del suo ronzino e parte all’avventura. Nella sua follia si intestardisce a interpretare il mondo che lo circonda – la Spagna dei tempi di Filippo III – in termini romanzeschi e così scambia i mulini a vento per giganti, crede che sotto gli abiti di una semplice contadina si nasconda una principessa, vede sontuosi castelli signorili nelle locande lungo la strada. Dopo una serie di sfortunate avventure, l’eroe torna al suo villaggio per curarsi le ferite, ma subito riparte, questa volta portando con sé uno scudiero, l’astuto contadino Sancho Panza.

Questo secondo viaggio, più lungo e ambizioso del primo, occupa quasi tutta la prima parte del romanzo, ed è organizzato in cinque sezioni raggruppate attorno a un episodio principale: i vagabondaggi e i combattimenti (la lotta contro i mulini a vento, la conquista dell’elmo di Mambrino, la liberazione di un gruppo di carcerati); il mondo pastorale (la permanenza con i caprai e il soggiorno nella Sierra Morena); l’episodio centrale della locanda, verso la quale convergono diversi personaggi che qui si incontrano e raccontano le loro esperienze. L’insieme delle loro storie riassume la varietà dei possibili punti di vista sul mondo e, allo stesso tempo, offre a Cervantes l’occasione di inserire all’interno del romanzo generi letterari diversi, dalla novella al racconto autobiografico.

Nella quarta sezione si torna nuovamente all’atmosfera bucolica, sintetizzata nell’incontro con un capraio grossolano e violento. Il mondo pastorale è un luogo fittizio e rassicurante che ha la stessa funzione dell’universo epico-cavalleresco, ossia consolare l’umanità e rendere sopportabile la banalità dell’esistenza. Infine, nell’ultima sezione, don Chisciotte ripercorre la strada verso casa. Il ritorno al punto di partenza simboleggia la sconfitta degli ideali: l’eroe, convinto di essere stato stregato da un mago e imprigionato in una gabbia, rappresenta il rinchiudersi dell’uomo entro l’immaginario individuale. Viceversa, Sancho Panza ha acquistato un po’ della follia del padrone, al quale infatti consiglia di rimettersi in viaggio, anche perché spera di ottenere una ricompensa per i suoi servigi.

La costruzione simmetrica del romanzo accentua la centralità dell’episodio della locanda e di ciò che vi accade: la locanda, microcosmo che esemplifica il mondo intero, e le storie che raccontano i diversi personaggi riproducono i movimenti della letteratura, della coscienza e dell’immaginazione, che – sembra dire Cervantes – sono i soli in grado di dare forma e senso alla realtà.

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Il ruolo dell’illusione

La prima parte del Don Chisciotte fu pubblicata nel 1605 ed ebbe un successo immediato. Nel 1614 comparve una falsa continuazione del romanzo, scritta da un autore rimasto ignoto che si nascondeva dietro lo pseudonimo di Alonso Fernández de Avellaneda. Per rispondere alle provocazioni contenute nel prologo del falso romanzo, Cervantes accelerò la conclusione della seconda parte del suo capolavoro, che fu pubblicata nel 1615.

Vi si racconta il terzo viaggio di don Chisciotte, dove ormai l’eroe è costantemente vittima di incantesimi che gli mostrano gli aspetti più desolanti della realtà. È l’immaginazione, infatti, a correggere la percezione del mondo in funzione dell’universo mentale di ciascun individuo. Ora don Chisciotte, disilluso, si rivolge a Sancho Panza e rimpiange di averlo coinvolto nella sua follia; lo scudiero però scongiura il padrone di tentare nuovamente di affidarsi all’immaginazione, perché la fantasia è l’unica risorsa che rende la vita degna di essere vissuta. Ma don Chisciotte non lo ascolta, non ha più illusioni, e perciò si lascerà morire. L’illusione dunque è un male necessario, che dona senso e colore alla realtà. Ricorrere agli incantesimi è senza dubbio una follia, ma permette almeno di vivere. Analogamente, ciò che conferisce valore e significato alle imprese di don Chisciotte è proprio la sua follia: non solo essa ci ricorda ciò che gli ideali esigono da noi, ma rende sopportabile la nostra esistenza sublimandone i mali. Nell’ultimo capitolo del romanzo il protagonista ritorna in sé: un lungo sonno gli permette di recuperare la ragione e di ricordare il suo vero nome, dopodiché muore.

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Una costruzione circolare e simmetrica

Come la prima, anche la seconda parte del romanzo presenta un andamento circolare: il racconto delle peregrinazioni del protagonista ruota attorno a un episodio centrale, la permanenza di don Chisciotte al castello della duchessa, che diventa l’equivalente della locanda della prima parte. Il racconto è ancora organizzato in cinque sezioni: il soggiorno al villaggio natio e i preparativi per la nuova partenza (che avviene nel cuore della notte, come se ci fosse un legame tra questa avventura e il sogno); le peregrinazioni (l’episodio della grotta di Montesinos, equivalente burlesco della discesa agli inferi degli eroi epici); l’incontro con la duchessa e il soggiorno nel suo palazzo: episodio centrale dove don Chisciotte, che tutti gli ospiti della casa ormai conoscono avendo letto la prima parte del romanzo, diventa la vittima di una serie di burle che hanno per oggetto proprio i suoi sogni e le sue fantasie di giustizia.

Ricominciano poi le peregrinazioni (soggiorno a Barcellona con il trionfo popolare e visita alla tipografia), ma ora don Chisciotte incontra solo disillusioni e fallimenti. Infine affronta il cavaliere della Bianca Luna, che lo sconfigge in duello e lo costringe a ritornare a casa, dove l’eroe riacquisterà la ragione e morirà.

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