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Introduzione; Declino di una famiglia; Un romanzo naturalista?; Genealogia della decadenza; Il dualismo dell’intellettuale borghese
Primo romanzo di Thomas Mann, pubblicato nel 1901.
Il romanzo si svolge tra il 1835 e il 1876 e racconta la storia dell’ascesa e del declino di una ricca famiglia della borghesia commerciale di Lubecca attraverso quattro generazioni: Johann Buddenbrook, robusto erede di una prospera azienda fornitrice di cereali del re di Prussia, cede l’impresa al figlio Jean, console dei Paesi Bassi e accorto uomo d’affari, che però muore prematuramente lasciando due figli: Christian, nevrotico e ribelle, e Thomas che, divenuto sindaco della città, si rivela, dopo i primi successi, incapace di coniugare le esigenze degli affari con la sua tormentata vita interiore. La crisi del suo matrimonio coincide con il fallimento dell’azienda, mentre suo figlio Hanno, un ragazzo incapace di adattarsi alla vita e votato al culto della musica, muore a quindici anni. Con lui i Buddenbrook si estinguono.
Con il suo primo romanzo Thomas Mann sembra inscriversi nella tradizione del naturalismo europeo, quella di Zola e dei Goncourt. Su uno sfondo sociale abilmente ricostruito – quello dell’alta borghesia di Lubecca, città libera della Lega anseatica – l’autore innesta la cronaca meticolosa della vita di una classe, dei suoi riti e dei suoi contrastanti valori (conservatorismo e liberalismo, fierezza borghese e aspirazioni nobiliari, affarismo e pietà). Il romanzo racconta di successi e fallimenti commerciali, partecipazione alla vita pubblica (Jean Buddenbrook interviene per sedare gli insorti della rivoluzione del 1848), rituali sociali (il pranzo organizzato da Johann Buddenbrook, in apertura del romanzo, occupa ben sessanta pagine), strategie matrimoniali (ad esempio gli sfortunati matrimoni combinati di Tony, sorella maggiore di Thomas), ecc. Tuttavia, dietro il mimetismo naturalista (sviluppo cronologico del racconto, quadri d’ambiente) la costruzione dell’opera lascia intravedere la raffinata complessità di una composizione artistica – la struttura dei motivi conduttori (gli affari, l’arte, i matrimoni, le morti) deve molto a Wagner – ma anche il rigore di una dimostrazione metafisica.
Piuttosto che del naturalismo francese, questo “frammento di storia” della borghesia europea è debitore della metafisica tedesca, in particolare del pessimismo di Schopenhauer (l’autore di riferimento di Thomas Mann) e della psicologia della decadenza di Nietzsche. L’autore descrive “il raffinamento intellettuale e le trasfigurazioni estetiche che accompagnano l’indebolimento biologico di una classe”. Con una chiarezza quasi didattica, il racconto ripercorre il processo che conduce dall’aggressiva vitalità del vecchio patriarca dei Buddenbrook alla precoce scomparsa dell’ultimo erede della famiglia. Questa involuzione è scandita da sintomi via via più evidenti: l’ipocondria (già Thomas è di costituzione delicata), raffinamento della vita interiore (Jean, il cui padre era un libero pensatore, è invece un uomo pio), sviluppo del pensiero, della cultura e dell’arte (Thomas legge i filosofi, Christian frequenta i teatri, Hanno rinuncia agli slanci vitali per consacrarsi alla musica e alla morte). Thomas, animato dalla consapevolezza dei suoi doveri pratici, ma paralizzato dalla sua sensibilità e dalla sua vita interiore, si colloca al centro di questa crisi della cultura borghese. Il suo matrimonio con una donna colta e appassionata di musica fallisce e il figlio primogenito Hanno si rovina dedicandosi al culto esclusivo e distruttivo della musica wagneriana. Il messaggio finale del romanzo sembra quindi essere che la borghesia muore proprio a causa dei valori spirituali che essa stessa ha generato.
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