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Introduzione; Tra assurdo e realismo; Il conflitto tra padre e figlio; Ritratto dell’artista da solo
La metamorfosi Racconto di Franz Kafka pubblicato nel 1916 con il titolo Die Verwandlung. Un mattino, Gregor Samsa, commesso viaggiatore e unico sostegno economico della famiglia, si sveglia con una strana sensazione addosso e si accorge di essersi trasformato in un enorme scarafaggio. Per sfuggire alla ripugnanza dei suoi familiari – i genitori e la sorella Grete – Gregor si rinchiude nella sua stanza e, per sopravvivere, si nutre degli avanzi di cibo che gli porta la sorella. Con il passare dei mesi si abitua alla sua nuova condizione, sforzandosi di disturbare il meno possibile la vita della famiglia, che intanto si riorganizza senza di lui e, per guadagnare qualcosa, prende in casa dei pensionanti. Ma presto la coabitazione diventa impossibile. Una sera, attirato dal suono del violino della sorella, Gregor esce dalla sua camera, ma uno dei pensionanti, inorridito, lo vede: succede un inferno; il padre gli scaglia contro una mela e lo ferisce. Poco tempo dopo Gregor viene trovato morto nella sua stanza. La vecchia cameriera getterà nella spazzatura l’ingombrante cadavere.
Il racconto colpisce subito per la singolarità della vicenda, ma l’irruzione dello straordinario nella vita quotidiana della famiglia si perde ben presto nella banalità ripetitiva dell’universo domestico. Nella storia si intrecciano diversi registri narrativi: il fantastico e il realismo borghese (per l’ambientazione nel mondo della piccola borghesia), il racconto onirico e il naturalismo (per la precisione da entomologo con la quale è descritta la trasformazione di Gregor in insetto). In particolare, è il contrasto tra l’assurdità della vicenda e la minuziosa descrizione dei dettagli realistici – una costante nella narrativa di Kafka – a produrre un effetto inquietante e grottesco, impregnato di humour nero.
Il protagonista della Metamorfosi è un impiegato sottomesso e, insieme, è un figlio schiacciato dalla responsabilità di saldare i debiti della famiglia dopo il fallimento del commercio paterno. La volontaria reclusione di Gregor nella sua stanza può essere interpretata, al pari del suicidio di Georges Bendemann ne Il verdetto (uno dei primi racconti di Kafka), come un atto di affrancamento dall’autorità paterna. Allo stesso tempo la metamorfosi del figlio – che suo malgrado aveva usurpato il ruolo economico di capofamiglia – stimola quella del padre, che ritrova un lavoro e si prende così la rivincita sul figlio, al quale, infine, infligge una ferita che risulterà mortale. Tuttavia Gregor non morirà se non quando tutta la famiglia avrà acconsentito alla sua esclusione. Fattosi carico dei debiti e delle colpe dei suoi, Gregor ne è diventato il capro espiatorio: la sua morte è per tutti una liberazione. A conclusione del racconto i familiari escono di casa per una passeggiata e ricominciano a fare progetti per il futuro.
Il testo si presta comunque a diverse interpretazioni. La trasformazione di Gregor in insetto non è solo un’incomprensibile tragedia, ma paradossalmente conduce il personaggio alla liberazione: lo libera da un lavoro che lo avviliva, da doveri familiari che lo schiacciavano; fa emergere in lui un rapporto inedito con il suo corpo, risveglia una sensualità a lungo censurata, non senza risvolti incestuosi. D’altro canto, Gregor appare come l’immagine di una inafferrabile e intollerabile diversità, dove si potrebbe anche intravedere l’autoritratto dell’autore. Qui, come in altre opere di Kafka, domina il motivo dell’incomprensibile e irreparabile solitudine dell’uomo, del suo desiderio, inesorabilmente frustrato, di comunicare con gli altri. Gregor dunque sembra non avere scelta tra l’annullamento di se stesso a favore della collettività e la pigra solitudine del parassita che si nutre di rifiuti. Lo sguardo grottesco e insieme pietoso con il quale l’autore osserva il suo personaggio rientra nei canoni narrativi dell’espressionismo, ma è carico anche di quell’angoscia esistenziale tipica dell’opera di Kakfa.
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