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Introduzione; Le ragioni del titolo; Il viaggio di Dante; La geografia della Commedia; Inferno; Purgatorio; Paradiso; Un’indimenticabile galleria di personaggi; La struttura e la lingua; Le fonti e la fortuna dell’opera
La Divina Commedia Poema didascalico-allegorico di Dante Alighieri, scritto verosimilmente tra il 1305 e il 1321, composto in terzine di endecasillabi a rima incatenata e organizzato in 100 canti, suddivisi in tre cantiche – Inferno, Purgatorio e Paradiso – di 33 canti ciascuna, più un canto introduttivo. È considerato il massimo capolavoro della letteratura italiana e una delle più grandi opere della letteratura mondiale di tutti i tempi.
Dante aveva intitolato la sua opera semplicemente Comedia, a indicarne l’appartenenza al genere che la retorica medievale definiva “comico”, e ne spiegò le ragioni nell’epistola XIII indirizzata a Cangrande della Scala (nella quale gli comunicava l’intenzione di dedicargli il Paradiso e alla quale accompagnava la presentazione dei primi versi della cantica): l’opera è una comedia perché la vicenda narrata evolve da un inizio pauroso (la “selva selvaggia e aspra e forte”) a una conclusione lieta (la visione di Dio che con il suo amore muove l’universo intero) e perché si è decisa l’adozione di uno stile umile e dimesso, e della lingua volgare, per raggiungere il pubblico più vasto. L’opera, infatti, secondo le intenzioni di Dante, aveva lo scopo di indicare all’umanità il percorso di liberazione dal peccato. L’aggettivo “divina” associato alla Commedia fu utilizzato per la prima volta da Boccaccio nella sua biografia dantesca ed entrò definitivamente a far parte del titolo del poema a partire da un’edizione a stampa del 1555 a cura di Ludovico Dolce.
Il poema è il resoconto del viaggio nell’oltretomba che l’autore immagina di aver compiuto nella primavera del 1300 (l’anno del primo giubileo) e durato sette giorni. Giunto “nel mezzo del cammin di nostra vita”, cioè all’età di trentacinque anni, Dante si è smarrito nella “selva oscura” del peccato; in suo soccorso, mandata da Beatrice (a sua volta inviata da santa Lucia e dalla Vergine), viene l’ombra del poeta latino Virgilio, che diventerà la sua guida nell’itinerario attraverso l’Inferno e il Purgatorio, così come Beatrice lo guiderà nel Paradiso. Per il pellegrino Dante, Virgilio e Beatrice sono guide illuminate, rispettivamente simboli della ragione e della fede.
La struttura del mondo dantesco rispecchia la concezione dell’universo di Tolomeo, accolta da Tommaso d’Aquino e dalla filosofia scolastica e quindi da tutta la cultura medievale. La Terra è una sfera sospesa al centro dell’universo e divisa in due emisferi: quello settentrionale o boreale e quello meridionale o australe. Al centro dell’emisfero settentrionale, l’unico abitato e compreso tra le foci del Gange e le colonne d’Ercole, sorge Gerusalemme. Nei pressi della città santa si apre l’accesso all’inferno, concepito come un’immensa voragine a forma di cono rovesciato, suddiviso in nove cerchi concentrici. Simmetrico rispetto all’inferno, il purgatorio è un’altissima montagna, situata al centro dell’emisfero meridionale e circondata dalle acque. È anch’esso suddiviso in nove partizioni (balze e cornici) e culmina nell’Eden, il paradiso terrestre. Attorno alla Terra ruotano nove cieli concentrici, contenuti all’interno dell’Empireo, il cielo immobile nel quale risiede Dio.
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