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Risultati di Windows Live® Search Ibn Khaldun (Tunisi 1332 – Il Cairo 1406), storico arabo. Di origini andaluse, Abu Zayd Abd al-Rahman ibn Muhammad ibn Khaldun ricoprì diversi incarichi politico-amministrativi nel Maghreb, in Egitto e in Spagna. Nel 1372 si ritirò nelle vicinanze dell’attuale città di Frenda, in Algeria, e per quattro anni si dedicò alla stesura della Muqaddima (Prolegomeni), introduzione alla sua più importante opera storica, Kitab al-ibar (Considerazioni sulla storia degli arabi, dei persiani e dei berberi). Nel 1382 il sultano del Cairo lo nominò qadi (giudice) del Cairo e gli offrì una cattedra nella famosa Università Al-Azhar. Nel 1400 accompagnò il sultano a Damasco nella spedizione contro Tamerlano. Nella Muqaddima Ibn Khaldun elaborò un’interpretazione filosofica della storia e una teoria della società che non trovano equivalenti nella storiografia classica e medievale, ma che anticipano per certi versi le moderne teorie sociologiche. Secondo tale impostazione la storia non va considerata semplicemente come una successione di avvenimenti, ma occorre piuttosto saper cogliere le connessioni dei fatti storici tra loro. Ibn Khaldun riteneva inoltre che il potere di coesione sociale delle diverse civiltà umane, la asabiyya, si basasse sulla forza unificatrice della religione e che l’evoluzione sociale, così come la nascita e la scomparsa delle civiltà, fossero regolate da leggi che sfuggivano alla comprensione umana. Allo storico arabo è stato spesso rimproverato di non aver messo in pratica i principi esposti nella Muqaddima nella sua opera principale, la Kitab al-ibar, che tuttavia resta una punto di riferimento fondamentale per la storia dei berberi e degli arabi dell’Africa settentrionale.
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