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Attenzione Processo grazie al quale alcune parti dell’informazione sensoriale proveniente dall’esterno vengono percepite ed elaborate, mentre altre vengono escluse. Infatti, noi non siamo in grado di rispondere nello stesso tempo a tutti gli aspetti potenzialmente percepibili dell’ambiente, e quindi dobbiamo selezionare l’informazione in arrivo. La quantità di attenzione impiegata in un compito dipende dal livello di attivazione, che è il meccanismo più direttamente coinvolto nell’elaborazione dell’informazione. Esso include sia l’attivazione di determinati circuiti neurali (ad esempio, se lo stimolo è visivo, si attivano i circuiti neurali visivi) sia l’attivazione di un sistema di codificazione soggettivo, che dà origine a una immagine interna dello stimolo percepito. Il livello di attenzione diminuisce notevolmente di fronte alla ripetizione degli stessi stimoli, mentre aumenta in rapporto a stimoli ritenuti interessanti o che costituiscono una novità per il soggetto. L’attenzione è regolata anche da un altro meccanismo, l’orientamento, che la direziona nello spazio verso la fonte dello stimolo. Generalmente l’orientamento è associato ad una rotazione degli occhi e del capo. La collocazione dello stimolo nello spazio non è l’unica a essere coinvolta nel processo attentivo. Ciascuno stimolo comprende, anche, altre caratteristiche come colore, forma, dimensioni. Esiste una stretta relazione tra attenzione e coscienza. Dalle ricerche svolte in questo campo sono sorte due concezioni diverse: una attribuisce all’attenzione una funzione psichica autonoma, l’altra ritiene che l’attenzione sia un meccanismo della coscienza.
Si distinguono due tipi di disturbi dell’attenzione: per difetto e per eccesso. Le anomalie per difetto consistono nella diminuzione o assenza di attenzione e sono associate a sonnolenza, stati di ebbrezza, psicosi, depressione, stati confusionali ecc. L’anomalia per eccesso consiste in un aumento dell’attenzione: si verifica, ad esempio, nelle intossicazioni da allucinogeni, nelle nevrosi fobiche, nelle psicosi deliranti.
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