Risultati di Windows Live® Search
Risultati di Windows Live® Search Struttura articolo
Capriccio (arte) Concetto estetico e genere pittorico nato in epoca manierista e sviluppatosi in diverse accezioni e varianti tra Seicento e Settecento.
Il concetto di capriccio compare nell’ambito della letteratura artistica tardocinquecentesca per indicare un’immagine o figura fantasiosa, di carattere decorativo, o una composizione bizzarra frutto dell’estro e della libera creatività soggettiva. Potevano rientrare in questa vaga categoria manifestazioni artistiche molto diverse, purché svincolate dai tradizionali canoni estetici riguardanti i soggetti, i contenuti, i modi della pittura. In particolare, erano “capricci” opere prive di contenuti religiosi, etici o didascalici, di timbro eminentemente fantastico o immaginifico. Al di là delle specifiche declinazioni che tale genere conobbe nel corso della storia dell’arte, il carattere antinaturalista che lo contraddistingue lo fece diventare via via espressione di atteggiamenti polemici nei confronti dell’accademia, dei ritornanti movimenti classicisti, del razionalismo illuminista.
Il termine “capriccio”, inizialmente utilizzato con accezione negativa (pare derivare da “raccapriccio” e “caporiccio”), compare negli scritti del Vasari principalmente in relazione alle grottesche, e talvolta per indicare l’operato di artisti antichi o moderni che si erano posti al di fuori delle norme del classicismo, preferendo l’“invenzione” all’“imitazione della natura”. Quasi contemporaneamente, i promotori della controriforma condannavano le espressioni artistiche “capricciose” come frutto dell’ignoranza e della menzogna e ne prescrivevano il bando dalla pittura di argomento sacro. Nel Seicento barocco si diffusero capricci paesaggistici, in cui sovente una natura selvaggia e rigogliosa invade rovine delle epoche passate: si cimentarono nel genere Salvatore Rosa, Giovanni Paolo Pannini, Marco Ricci. Nel 1657 il medico e scrittore d’arte Francesco Scannelli, nel suo Microcosmo della pittura, designa come capricci le invenzioni di Jacques Callot e di Stefano della Bella. Il genere del capriccio si definì compiutamente nel XVIII secolo, ottenendo notevole successo. Nel clima artistico rococò, esuberanti composizioni di tono galante esaltavano l’estetica dell’improvvisazione fantastica e dell’inedito, del piacevole e del decorativo. Ma furono soprattutto le vedute di Canaletto e Guardi e le libere invenzioni architettoniche e paesistiche di Piranesi, a imporsi per la carica di originalità inventiva, oltre a serie grafiche meno inquadrabili entro una tradizione iconografica, come quelle pubblicate nel 1749 su disegno di Giambattista Tiepolo. Alla fine del secolo singolare fu l’interpretazione del genere offerta da Francisco Goya nei suoi Caprichos (1799), in cui una forte critica sociale si accompagna a una visionarietà che attinge al mondo onirico e subconscio. Sull’esempio di Goya si mossero in seguito alcuni artisti romantici, che adattarono il capriccio alle poetiche del sublime e del pittoresco. Il genere cadde definitivamente in declino con l’avvento del realismo ottocentesco.
© 1993-2008 Microsoft Corporation. Tutti i diritti riservati. |
© 2008 Microsoft
![]() ![]() |