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Risultati di Windows Live® Search Psicologia del Sé Orientamento psicoanalitico che pone al centro della sua riflessione teorica la struttura psichica denominata “Sé”. In questo ambito il concetto di Sé costituisce un’elaborazione posteriore al pensiero di Sigmund Freud; in generale va inteso come esperienza personale che l’individuo ha di se stesso, come percezione che l’Io ha di sé. L’immagine di sé ha un’influenza essenziale sullo sviluppo della personalità, poiché ogni individuo ha un’immagine del proprio sé reale e del proprio sé ideale, cioè come vorrebbe che fosse. La rappresentazione mentale di sé si forma nell’interazione con gli altri, in particolare con i genitori. Il principale esponente di questa corrente è Heinz Kohut, che definisce il Sé come esperienza soggettiva di coesione, armonia e stabilità di se stesso sperimentata dall’individuo nel proprio mondo interno. Kohut elabora una teoria psicoanalitica del Sé in contrasto con la psicologia dell’Io che, a suo avviso, attribuisce troppa importanza e autonomia all’Io. Kohut, invece, ritiene che il Sé abbia un’importanza fondamentale nello sviluppo della personalità e che possa essere all’origine di gravi disturbi. Affinché il Sé possa svilupparsi in modo sano è necessario che il bambino senta che i suoi bisogni di empatia e tenerezza sono accolti dalla madre la quale, con il suo amore e le sue cure, assicura il rafforzamento del Sé e, in seguito, lo sviluppo dell’autostima e della fiducia in se stesso. Quando ciò non accade, il Sé del bambino tende alla frammentazione e si struttura in senso narcisistico e difensivo. Il bambino prova un profondo senso di precarietà e si sente continuamente minacciato di disintegrazione. Di conseguenza, da adulto, ricercherà nei rapporti con gli altri un’approvazione e un’attenzione continue, necessarie a cogliere il senso del Sé e l’autostima che non può più rinvenire all’interno di se stesso. Altri esponenti di rilievo della psicologia del Sé sono Otto Kernberg e Béla Grunberger. Kernberg individua la struttura del Sé nel cosiddetto “senso del Sé”, sentimento di stabilità e coesione interiore, e nell’autostima. Egli afferma che le rappresentazioni del Sé sono connesse alle rappresentazioni oggettuali. Infatti il Sé si costituisce sull’interiorizzazione di relazioni oggettuali. Un Sé sano è salvaguardato dalla possibilità di accogliere l’ambivalenza dei sentimenti di amore-odio collegati alle immagini interiori di oggetti buoni e cattivi. Kernberg descrive le personalità che presentano una carenza nell’autostima come personalità narcisistiche, con disturbi dell’identità e un’organizzazione psichica di tipo “borderline”. Questo tipo di personalità ha un’idea grandiosa di sé e, contemporaneamente, un eccessivo bisogno di riconoscimento. Secondo Kernberg queste persone non hanno un’identità integrata e si difendono da ciò producendo un Sé grandioso patologico, che le protegge da una possibile frammentazione e mantiene l’autostima. Kernberg attribuisce a queste personalità una vita affettiva superficiale, incapacità di immedesimazione con i sentimenti altrui, invidia nei confronti degli altri, tendenza all’idealizzazione delle persone da cui si aspettano apprezzamenti e alla svalutazione di coloro da cui non si aspettano nessuna conferma di sé. Spesso il loro rapporto con gli altri prende forma di sfruttamento; sono considerati dipendenti per il loro bisogno di amore e di ammirazione, ma non dipendono realmente da nessuno, perché provano disprezzo e sfiducia verso gli altri. Anche Grunberger elabora una riflessione sul Sé e sul narcisismo. Secondo Grunberger il narcisismo deriva dallo stato di pieno soddisfacimento e di pienezza provato nella condizione prenatale, cui l’individuo continua ad aspirare per tutta la vita. Questo narcisismo primitivo viene gradualmente assimilato dall’Io in via di sviluppo. Infatti, dopo la nascita il bambino vive per un po’ di tempo ancora in uno stato simbiotico con la madre, ma in seguito scopre di doversi confrontare con oggetti non sempre disponibili a soddisfare i suoi bisogni. Egli ha quindi bisogno di conferme narcisistiche provenienti dall’esterno che, in condizioni ottimali, riceve dalla madre. Se ciò avviene, il bambino interiorizza a poco a poco un’immagine ideale di sé, che diventerà motivo di autostima. Se viene a mancare un’adeguata conferma del valore dell’Io del bambino da parte della madre, può subentrare nell’individuo adulto una condizione di depressione, in cui la distanza tra l’Io e l’immagine ideale del Sé diventa incolmabile.
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