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Psicologia delle relazioni oggettuali

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Psicologia delle relazioni oggettuali Orientamento teorico, di indirizzo psicoanalitico, fondato in Gran Bretagna da Melanie Klein. La teoria dello sviluppo infantile della Klein, pur prendendo le mosse dagli studi di Sigmund Freud, pose l’attenzione in modo originale sugli oggetti interni, piuttosto che sulla dinamica delle pulsioni.

Per Freud l’oggetto si trova nella realtà esterna ed è investito di pulsioni; per Melanie Klein non si tratta di un oggetto sessuale vero e proprio, ma di un oggetto d’amore: il primo di tali oggetti è il corpo della madre, più precisamente il seno materno. Questa e altre concezioni della Klein provocarono un intenso dibattito nella Società psicoanalitica britannica e infine una scissione che diede vita alla cosiddetta “Scuola britannica” delle relazioni oggettuali, intorno alla quale ruotavano psicoanalisti come Donald Winnicot, Michael Balint e Roland Fairbairn.

Secondo la teoria delle relazioni oggettuali, le pulsioni emergono all’interno di una relazione (ad esempio, il rapporto madre-bambino) e non possono, quindi, essere mai distinte da questa. Di conseguenza, le relazioni tra le persone si trasformano in rappresentazioni interiorizzate. I bambini, sviluppandosi, non interiorizzano soltanto un oggetto o una persona, ma un’intera relazione. Il prototipo dell’esperienza positiva d’amore è l’allattamento. Questo prototipo contiene un’esperienza positiva del (il bambino nutrito dal seno), un’esperienza positiva dell’oggetto (la madre amorevole) e un’esperienza affettiva positiva (piacere, appagamento). Il prototipo dell’esperienza negativa si realizza quando la madre non è subito disponibile per soddisfare la fame.

Tale schema include un’esperienza negativa del Sé (la frustrazione del bambino), un oggetto frustrante (la madre non disponibile) e un’esperienza affettiva negativa di rabbia e di paura. La conseguenza di queste condizioni è l’interiorizzazione di due insiemi opposti di relazioni oggettuali, composti da una rappresentazione del Sé, da una rappresentazione dell’oggetto e da un affetto che li collega. Il bambino interiorizza la madre attraverso le sensazioni fisiche associate alla sua presenza durante l’allattamento, ma l’interiorizzazione diventa efficace solo quando si crea un nesso tra l’interno e l’esterno.

Dopo il primo anno di vita, le immagini della madre si congiungono in una rappresentazione mentale stabile, contemporaneamente si sviluppa una continuità nella percezione del Sé, all’inizio come vissuto corporeo e in seguito come sensazioni ed esperienze che il bambino riconosce come proprie. La rappresentazione dell’oggetto positivo o “buono” si forma come soddisfazione del desiderio della madre su un piano immaginario, per trasformarsi in seguito in una presenza interna. È probabile che un’importante spinta all’interiorizzazione degli aspetti positivi della madre sia la paura di perderla. È importante sottolineare che l’oggetto interiorizzato non equivale precisamente all’oggetto reale, ma al modo in cui viene percepito dal bambino nel suo mondo interiore.

La Scuola britannica pose l’accento sull’importanza del primo ambiente nel quale vive il neonato. Winnicott, ad esempio, creò l’espressione “madre sufficientemente buona” per indicare quella che avvicina gradualmente la mente del bambino alla realtà. La funzione materna consiste, quindi, di un’alternanza di frustrazione e gratificazione. Un bambino troppo protetto non riesce ad allontanarsi dal narcisismo primario; un bambino messo precocemente di fronte alla realtà diventa adulto troppo presto.

Balint ha definito “difetto fondamentale” il sentimento, descritto da molte persone, di qualcosa che manca. Questa sensazione, secondo la sua opinione, trova origine in un’incapacità della madre nel comprendere e appagare i bisogni essenziali del bambino.

Fairbairn notò che la causa della sofferenza, nei suoi pazienti, andava ricercata nel fatto che le loro madri non li avevano abbastanza rassicurati di essere amati per se stessi. È importante sottolineare che lo psicoterapeuta, in questa prospettiva, può costituire un nuovo oggetto da interiorizzare. Infatti, nuove esperienze possono trasformare le relazioni oggettuali interne della persona.

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