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Hanson, Duane

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Hanson, Duane (Alexandria, Minnesota 1925 - Boca Raton, Florida 1996), scultore statunitense, autore di statue di materiale sintetico a grandezza naturale realizzate con tecnica accentuatamente mimetica. La sua produzione attraversa vari movimenti artistici degli anni Sessanta e Settanta, dal minimalismo alla Pop Art all’iperrealismo.

Compiuti gli studi presso la Cranbrook Academy of Art di Bloomfield Hills (Michigan), dal 1953 al 1960 insegnò arte a Monaco di Baviera e a Bremerhaven, in Germania, presso scuole affiliate all’esercito statunitense. Qui, sull’esempio dello scultore tedesco George Grygo, incominciò a interessarsi all’uso della resina poliestere e della fibra di vetro, sperimentandolo nella sua arte. Tornato negli Stati Uniti mise a punto il suo stile, mimetico e naturalistico, abbandonando decisamente le declinazioni astratte ed espressioniste degli esordi. L’opera della svolta fu Abortion (1965), figura di una giovane donna incinta morta, distesa su un tavolo e coperta da un lenzuolo. Di piccole dimensioni (è lunga 60 cm), la scultura risultò tuttavia di un impressionante realismo, suscitando scalpore e accendendo i dibattiti intorno alla pratica dell’aborto clandestino.

L’impegno politico e sociale, in nome del pacifismo e della lotta per i diritti civili, improntò la produzione di Hanson tra il 1965 e il 1969, con opere come Race Riot (Tumulto razziale, 1967), installazione di sette statue, di cui rimangono oggi il poliziotto che colpisce con il manganello un giovane nero a terra (Policeman and Rioter); War (Guerra, 1967, Wilhelm Lehmbruck Museum, Duisburg), composto di figure di soldati morti o feriti in un campo di battaglia; Bowery Derelicts (I derelitti di Bowery, 1969), in cui tre barboni ubriachi giacciono in mezzo alle immondizie; Trash (Rifiuti, 1967), un bidone di rifiuti nel quale si vede il corpo di un neonato morto.

Proseguendo nella sua ricerca stilistica ed espressiva, Hanson mise a punto una tecnica precisa e complessa, che prevedeva il calco diretto dalla figura umana e il successivo assemblaggio di pezzi anatomici, la resa pittorica della pelle e di ogni dettaglio del corpo (con colori dapprima a olio, poi acrilici), la rifinitura con capelli, vestiti e accessori veri.

Negli anni Settanta lo scultore abbandonò la denuncia sociale più aperta a favore della rappresentazione delle classi medio-basse, di quella gente comune, ordinaria, affaticata dalla vita, che mostrava il volto perdente dell’America. L’artista scelse i suoi soggetti tra le casalinghe, gli operai, i muratori, i camerieri, i guardiani, le donne delle pulizie, gli imbianchini, gli anziani, ritraendoli in pose statiche che li fanno apparire ancora più verosimili. Nacquero così Donna con pacchi della spesa (1973, Saatchi Gallery, Londra), Repairman (Operaio, 1974), Man with Hard Cart (Uomo con carrello, 1975), Slab Man (Piastrellista, 1976), Old Couple on a Bench (Coppia di anziani su una panchina, 1994). Particolare effetto illusionistico e straniante hanno – collocati nelle sale espositive – gli obesi Tourists (Turisti, 1988), che si confondono tra i visitatori, e il Photographer (Fotografo, 1978), davanti al quale non passa nessuno, per timore di essere inquadrato dal suo obiettivo.

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