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  • ETICI BRACCO - Morbo celiaco non compromette fertilità nelle donne

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  • Il morbo celiaco o celiachia

    celiachia morbo celiaco ... Il morbo celiaco, definito anche sprue celiaca, enteropatica da glutine o celiachia, è una malattia cronica ...

  • Celiachia - Wikipedia

    La celiachia (detta anche morbo celiaco o sprue celiaca) è un'intolleranza permanente alla gliadina, contenuta nel glutine, un insieme di proteine a loro volta contenute nel ...

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Morbo celiaco

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Villi intestinali saniVilli intestinali sani
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Introduzione

Morbo celiaco o Celiachia Malattia infiammatoria cronica dell’intestino tenue causata dall’intolleranza al glutine, proteina presente nei cereali. È classificata tra le malattie da malassorbimento poiché, causando l’alterazione della mucosa intestinale, limita l’assimilazione delle sostanze nutritive; per il coinvolgimento del sistema immunitario in tale processo degenerativo, viene anche compresa tra le malattie autoimmuni di tipo organo-specifiche.

Un tempo ritenuta patologia di interesse prevalentemente pediatrico, la celiachia viene attualmente diagnosticata in individui di tutte le età, con una incidenza variabile tra lo 0,3 e il 3,3% e maggiore frequenza nelle donne. Questo valore, in realtà, sembra essere sottostimato, poiché la malattia può essere asintomatica e non induce indagini mediche che ne rivelino la presenza, e per il fatto che la tecnica della biopsia digiunale si è affermata solo di recente; il numero, dunque, sembra destinato ad aumentare. La diffusione è variabile nelle diverse aree geografiche; l’incidenza è massima nell’Irlanda occidentale (1 caso ogni 300-400 abitanti) mentre scende nei paesi mediterranei.

La malattia insorge come intolleranza verso una particolare componente del glutine, la gliadina, che ne rappresenta la frazione idrosolubile; l’organismo viene a contatto con tale molecola mediante l’ingestione di alimenti a base di farina di grano, orzo, segale e avena. Si innesca un processo degradativo della mucosa intestinale in cui si modifica l’epitelio superficiale, si approfondiscono le cripte di Lieberkühn, si infiltrano linfociti e plasmacellule. L’esfoliazione dell’epitelio dei villi intestinali non viene adeguatamente compensata dai meccanismi di autoriparazione; per tale motivo, i villi si accorciano e si appiattiscono, fino a divenire atrofici e a perdere la propria funzionalità.

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Cause

Sono state proposte diverse ipotesi per spiegare in che modo la gliadina possa interferire con l’epitelio. Una teoria, attualmente ritenuta poco attendibile, propone che la mancata idrolisi del glutine causata dalla carenza dell’enzima peptidasi determinerebbe lesioni nelle mucosa. Un’altra, detta teoria infettiva, parte dal presupposto che i soggetti celiaci siano portatori di un adenovirus presente nell’intestino; l’organismo produce anticorpi contro le proteine del virus, che agiscono da antigene e possiedono una porzione uguale a quella della molecola della gliadina; quindi, gli anticorpi agirebbero anche contro la gliadina e determinerebbero le lesioni della mucosa.

Più accreditata è infine una spiegazione fondata su basi immunitarie: la gliadina eserciterebbe una certa tossicità verso la mucosa intestinale causandone infiammazione; a causa di ciò, alcune molecole antigeniche presenti sulla superficie delle cellule intestinali verrebbero riconosciute come non-self dal sistema immunitario, come se non appartenessero all’organismo, e scatenerebbero la formazione di anticorpi e fenomeni autoimmuni. Attualmente, la teoria più diffusa contempla un’origine sia ereditaria sia immunitaria: è stata infatti dimostrata la familiarità della malattia, dunque una predisposizione ereditaria di alcuni gruppi familiari.

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Sintomi

Spesso i primi sintomi si manifestano nel periodo dello svezzamento, quando il bambino tra i 6 mesi e l’anno di età viene a contatto con cibi contenenti glutine; in tal caso, l’intolleranza può mantenersi nei primi dieci anni, attenuarsi o scomparire del tutto e ripresentarsi dopo la terza decade. La celiachia può anche comparire nell’adulto tra i quaranta e i sessant’anni, a volte in modo insidioso e poco diagnosticabile e con sintomi più lievi rispetto alla forma infantile. Il sintomo più caratteristico è la steatorrea, emissione di feci chiare e grasse causate dal malassorbimento dei cibi, e vomito. In assenza di una cura adeguata, la malattia causa diminuzione di peso, rallentamento della crescita, rachitismo.

La mancata assimilazione di sostanze nutritive essenziali causa squilibri e malnutrizione, con l’insorgenza di anemia (spesso di tipo sideropenica a causa del mancato assorbimento di ferro), difetti della coagulazione (per l’insufficiente assorbimento di vitamina K), squilibri correlati al malassorbimento delle vitamine del gruppo B, e insufficienza della funzione dei surreni; anche la milza può risultare alterata (iper- o iposplenismo). Spesso vi è una concomitante deficienza dell’enzima lattasi e una intolleranza al latte. Di conseguenza i celiaci risultano all’esame clinico piuttosto magri, pallidi, con cute disidratata.

La diagnosi del morbo celiaco trova conferma dalla biopsia del digiuno, secondo segmento dell’intestino tenue, che evidenzia il grado di degenerazione dei villi. Dall’analisi del sangue risultano alterati molti parametri come l’emocromo, indicatore di una condizione anemica, e la VES che evidenzia un processo infiammatorio in atto; aumenta il valore di transaminasi, parametro correlato alla funzionalità del fegato; sono anomali anche i livelli degli ormoni prodotti dalla mucosa intestinale, la secretina e la pancreozimina. Al morbo celiaco può associarsi diabete mellito; i pazienti sembrano anche più soggetti a epatite virale rispetto ai non celiaci.

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Terapia

La celiachia ha andamento cronico ma, se affrontata in modo adeguato, può regredire, permettendo la guarigione della mucosa intestinale e il recupero della sua funzione assorbente. La terapia comporta la completa abolizione degli alimenti contenenti glutine, in genere protratta per tutta la vita. Questa restrizione porta rapidi benefici: i sintomi più evidenti si riducono entro il primo mese mentre nell’arco di alcuni mesi avviene il recupero delle lesioni intestinali. Per un certo lasso di tempo viene anche eliminato il latte, a causa del deficit di lattasi. Possono essere somministrati anche corticosteroidi o farmaci immunosoppressori. In qualche caso il decorso può andare incontro a complicazioni, soprattutto se la diagnosi è molto tardiva. Tra le complicazioni possibili vi è la cosiddetta sprue collagenosica, che consiste nell’accumulo della proteina collagene sotto l’epitelio della mucosa, che rende il paziente meno sensibile alla dieta priva di glutine; in una bassa percentuale, la malattia può evolvere verso forme di tumore.

In Italia, nel 1982 e successivamente nel 2001, la normativa prevede la prescrizione in regime gratuito di prodotti dietetici senza glutine; il decreto del 2001, in particolare, indica che la dieta deve basarsi per il 35% su tali prodotti dietetici e per il resto su cibi che sono naturalmente privi della proteina, quali riso, mais, patate e legumi. Nel settembre 2002 un gruppo di ricercatori della Stanford University (California) ha identificato la struttura della gliadina, corrispondente a una sequenza di 33 amminoacidi e capace di resistere all’azione degli enzimi digestivi. In vitro è stato osservato che l’impiego di uno specifico enzima elaborato da un batterio permette di frammentare questa sequenza in peptidi più piccoli, annullando la tossicità della gliadina.

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