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Gibson, James Jerome

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Gibson, James Jerome (McConnelsville, Ohio 1904 – New York 1979), psicologo statunitense noto per le sue teorie sulla percezione. Iniziò il suo percorso di ricerca all’Università di Princeton, dove si laureò nel 1925 e ottenne il Ph.D. nel 1928, focalizzandosi sui processi di apprendimento e sulla memoria. Tra il 1928 e il 1949 fu docente di psicologia allo Smith College di Northampton (Massachusetts), attività che proseguì poi alla Cornell University di New York tra il 1949 e il 1972.

Allo Smith College conobbe lo psicologo statunitense di origine tedesca Kurt Koffka, tra i principali esponenti della psicologia della Gestalt: l’incontro rappresentò una svolta determinante nelle ricerche dello statunitense e nell’elaborazione delle sue teorie. Nel 1932 sposò la connazionale Eleanor Jack Gibson, anch’essa psicologa, nota per la scoperta del “precipizio visivo”. Durante la seconda guerra mondiale Gibson fu a capo di un’unità di psicologia presso l’aeronautica statunitense, esperienza che si rivelò preziosa per la messa a punto di test attitudinali destinati agli aspiranti piloti. Dopo la guerra fece ritorno allo Smith College per un breve periodo, per trasferirsi quindi alla Cornell; nel 1950 scrisse The Perception of the Visual World, in cui delineò il corpus delle sue idee, approfondite nel successivo The Senses Considered As Perceptual Systems, del 1966.

Al 1979 risale la pubblicazione di Un approccio ecologico alla percezione visiva, in cui lo psicologo pone i fondamenti della sua teoria della percezione visiva e di una nuova disciplina, definita “ottica ecologica”. Elemento caratterizzante della concezione gibsoniana è l’idea di “percezione diretta”, fenomeno che mantiene l’organismo in contatto con il mondo: l’uomo percepisce l’ambiente attraverso la stimolazione diretta della retina da parte del complesso di informazioni contenute nell’ambiente; non vi sarebbero, secondo Gibson, elaborazioni che agiscono come interferenze nel processo percettivo, introducendo variabili e creando associazioni con informazioni precedenti. La psicologia della percezione diviene psicologia dell’uomo nel suo ambiente; la dimensione psichica dei fenomeni cognitivi non viene separata da una dimensione “oggettiva” del mondo, quale quella fornita dalle scienze fisiche e, in particolare, dall’ottica. Dunque, Gibson rifiutava la teoria, a quel tempo largamente accreditata, secondo la quale la percezione era invece “indiretta”, ovvero il prodotto di complesse elaborazioni. Le sue idee si ponevano in posizione radicalmente critica rispetto alla psicologia cognitivista e alla teoria della Gestalt, e furono accolte con freddezza; ebbero comunque il merito di avviare una nuova metodica, per cui le ricerche venivano condotte “sul campo” attraverso test in situazioni reali e non attraverso situazioni create in laboratorio. Gibson coniò il termine affordance, in seguito molto utilizzato nel linguaggio delle discipline psicologiche, per indicare gli elementi di un oggetto rilevanti per chi lo osserva o ne fa uso: ad esempio, per citare un semplice caso, l’affordance dell’acqua è, per un individuo assetato, il fatto di poter essere bevuta.

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