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Fibre minerali Gruppo eterogeneo di materiali che si presentano in forma fibrosa, essendo composti da particelle strette e allungate (con una lunghezza superiore a tre volte il diametro, che è dell’ordine di qualche µm).
Le fibre minerali possono essere naturali o sintetiche. Sono fibre minerali naturali l’amianto (di cui esistono vari tipi), la fluoroedenite, la wollastonite (appartenente al gruppo dei pirosseni), la zeolite, la sepiolite e l’attapulgite; sono fibre minerali sintetiche le cosiddette “lane”, come la lana di vetro e la lana di roccia, le fibre ceramiche, le fibre amorfe di allumina e le cosiddette MMIF (Man Made Inorganic Fiber) come la fibra di carbonio. Molte fibre minerali trovano applicazione come materiali isolanti (termici e acustici), in sostituzione dell’amianto che in Italia è stato messo al bando nel 1992: ad esempio, le lane di vetro e di roccia e la woollastonite sono attualmente presenti nelle costruzioni edili, in navi e treni, in pannelli fonoassorbenti e porte antincendio, in strutture in fibrocemento e così via. Le fibre ceramiche trovano impiego nella produzione di pannelli e guaine coibenti resistenti alle alte temperature, utilizzate ad esempio in macchinari industriali e strumentazioni elettroniche. L’attapulgite entra nei processi di lavorazione di molti prodotti industriali, dai cosmetici ai pesticidi, dalle vernici agli adesivi. La sepiolite (o “schiuma di mare”) è nota soprattutto come materiale per la realizzazione di pipe, ma è applicata anche nella pulizia di rivestimenti edilizi in pietra e in marmo. Ha elevate proprietà assorbenti e pertanto è usata anche in officine e fabbriche per asciugare versamenti di oli e altri liquidi. Le fibre di carbonio sono impiegate per realizzare articoli sportivi, tessuti isolanti e dispositivi frenanti con elevata resistenza al surriscaldamento, destinati a ferrovie ad alta velocità e aerei.
La struttura filamentosa delle fibre minerali ne influenza il comportamento nei confronti del corpo umano. Le particelle con diametro inferiore ai 3 µm e lunghezza inferiore ai 100 µm, infatti, si introducono facilmente nelle vie respiratorie e possono depositarsi nella mucosa bronchiale per giungere infine negli alveoli polmonari. Peraltro, le fibre minerali naturali tendono a frammentarsi in senso longitudinale e trasversale (le fibre minerali sintetiche si frammentano soltanto in senso trasversale), diventando più piccole e capaci di insediarsi nei tessuti. La forma e le dimensioni delle particelle intervengono anche nella possibilità di poter essere “neutralizzate” e fagocitate dai macrofagi del sistema immunitario; la composizione chimica influenza invece la solubilità nei fluidi inter- e intracellulari, e quindi la persistenza della fibra minerale all’interno del corpo umano. Per queste caratteristiche chimico-fisiche le fibre minerali sono sospettate di possibili effetti dannosi sulla salute umana; tuttavia, a tutt’oggi, se l’azione cancerogena dell’amianto (la cui inalazione è correlata all’asbestosi e al mesotelioma della pleura) è stata riconosciuta e ne ha determinato il divieto di utilizzo, non vi sono dati certi riguardo alle altre fibre minerali. L’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC), ente dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), ha classificato l’amianto come sostanza del “gruppo 1” (agenti cancerogeni), e ha incluso nello stesso gruppo un’altra fibra minerale, la erionite; ha inoltre classificato le lane di vetro e di roccia nel “gruppo 2b” (possibili cancerogeni). L’accertamento della cancerogenicità si basa su ricerche che si protraggono per molti anni e che necessitano di un laborioso lavoro di studio di dati epidemiologici su larga scala. Ad esempio, la correlazione tra l’esposizione a erionite e l’insorgenza del mesotelioma della pleura è un’acquisizione recente, resa nota nel marzo del 2006; essa fa seguito a uno studio ultraventennale compiuto dall’Università di Ankara in alcuni villaggi dell’Anatolia, le cui abitazioni tradizionali sono realizzate in un tufo locale a elevato contenuto di erionite, e nella cui popolazione si registra un numero di casi di mesotelioma fino a sette volte superiore a quello di altri villaggi usati come “controllo”. In Italia un caso analogo si è verificato in provincia di Catania, nel comune di Biancavilla, in cui molti edifici furono costruiti negli anni Sessanta del XX secolo con materiali provenienti dalla cava di Monte Calvario; qui, alla fine degli anni Novanta, è stata identificata la cospicua presenza di una fibra minerale di origine vulcanica, la fluoroedenite, le cui polveri sono state messe in correlazione con i casi di mesotelioma e con i decessi per malattie all’apparato respiratorio registrati nel paese.
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