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Introduzione; Futurismo russo e futurismo italiano; Il cubofuturismo; Sviluppi ed eredità del futurismo russo
Futurismo russo Movimento letterario e artistico sorto in Russia nel 1910, quando i fratelli David e Nikolaj Burljuk, insieme a Benedikt Livšič, Aleksej Kručenyč e Vladimir Majakovskij, fondarono a Mosca il “Gruppo Gileja”, facendosi chiamare Budetljanin (“avveniristi” o “uomini del futuro”) e propugnando idee estetiche vicine a quelle del futurismo letterario italiano. I Budetljanin annunciavano la loro visione del mondo in componimenti poetici, declamati per le strade e le piazze da loro stessi, vestiti di abiti stravaganti e con il viso dipinto. È del 1910 il poema Congiura del riso di Velimir Člebnikov, opera molto vicina alle “tavole parolibere” italiane, caratterizzate da neologismi, onomatopee, assonanze. Di area futurista furono anche i gruppi letterari “Mezzanino della poesia”, che faceva capo a W.G. Seršenevič, e “Centrifuga”, noto soprattutto per aver avuto tra i suoi membri il giovanissimo Boris Pasternak. D’altra parte, forte fu l’influenza del futurismo italiano anche nelle arti visive – in particolare nella produzione pubblicitaria, segnata da un evidente gusto della provocazione e dello scandalo – e nella prima formulazione teorica del gruppo dei cosiddetti “egofuturisti”, formatosi a Pietroburgo attorno al poeta Igor Severjanin negli stessi anni di quello moscovita (1911), che propugnava “l’incessante sforzo di ogni Egoista per realizzare le possibilità del futuro nel Presente” e l’equivalenza sostanziale tra Uomo e Deità.
Le differenze tra il futurismo russo e quello italiano non tardarono tuttavia a emergere, fino a farsi sempre più cospicue. Innanzitutto, i russi si distinsero presto per il tentativo di fondere i fermenti innovativi con la tradizione nazionale, in uno sforzo di recupero della memoria collettiva di un grande e composito paese. In secondo luogo, la ricerca del nuovo e della modernità, che nel movimento italiano si incarnò nel culto della macchina, della tecnologia e della velocità, fu piuttosto convogliata in Russia verso un auspicato rinnovamento della società e della sua struttura profonda. Infine, l’individualismo e il superomismo di cui si nutriva il gruppo raccolto attorno a Filippo Tommaso Marinetti sfumò nel futurismo russo di fronte al prendere corpo di ideali rivoluzionari (vedi Rivoluzione russa), che in ambito creativo (includendo arti figurative, teatro, cinematografia, disegno industriale) furono tradotti nel progetto di portare l’arte al servizio del popolo. Lo sbocco politico dei due movimenti suggellò il divergente percorso ideologico: gran parte dei futuristi italiani finirono per appoggiare più o meno attivamentente il regime fascista, che nella sua propaganda faceva continuo riferimento a quella stessa costellazione di valori propugnata dai marinettiani; il futurismo russo si fece portavoce dei principi dei soviet. Nell’ambito della riflessione estetica e dell’elaborazione teorica, soprattutto per la letteratura, la polemica tra il futurismo russo e quello italiano si accese nel 1913-14, quando autorevoli esponenti del primo gruppo accusarono gli esperimenti linguistici di Marinetti di essere superficiali e fini a se stessi, mentre quest’ultimo e i suoi sostenitori rinfacciarono ai russi di interessarsi in realtà più all'arcaismo delle origini che all'avvenire, e di mantenere un’impostazione simbolista-passatista attraverso la poetica detta “transmentalismo”. In base a quest’ultima, i futuristi russi ritenevano la poesia non riconducibile a una semplice operazione di costruzione linguistica in base a norme convenzionali e a una definita progettualità comunicativa, considerando le parole piuttosto come imprevedibili segni generatori di sempre inediti orizzonti espressivi e chiavi interpretative della realtà. La rottura definitiva tra i due movimenti avvenne nel 1914, quando Majakovskij dichiarò l’estraneità del futurismo italiano a quello russo, pur riconoscendo un certo parallelismo letterario.
Nell’ambito delle arti figurative, il futurismo russo conobbe la sua stagione aurea negli anni 1912-1914, quando i Gilejani, appropriandosi del linguaggio espressivo del cubismo, si autodefinirono “cubofuturisti” e pubblicarono il provocatorio manifesto Schiaffo al gusto corrente (1912). Il cubofuturismo di pittori quali Kazimir Malevič, Ljubov Popova, Olga Rozanova e Aleksandra Ekster (o Exter) fu al centro di una frizzante ed eclettica stagione artistica, insieme al neoprimitivismo di Aleksandr Ševčenko, Michail Larionov e Natalja Gončarova – i quali, ispirandosi alle radici nomadi e contadine del popolo russo, focalizzarono la loro ricerca espressiva sul mondo delle steppe e delle campagne – e alla pittura “frammentaria” di Pavel Filonov.
L’”Esposizione libera futurista internazionale” del 1914 presso la Galleria permanente futurista a Roma segnò l’inizio della decadenza del movimento russo, che non aveva mai avuto del resto un carattere unitario e compatto. Dalle sue diverse anime derivarono varie correnti e declinazioni artistiche, tra cui il suprematismo di Malevič, il costruttivismo di Vladimir Tatlin, il raggismo di Larionov e Gončarova (trasferitisi a Parigi). Tra il 1917 e il 1930 artisti, poeti, scenografi e registi vicini al futurismo russo si riunirono attorno al LEF (Levyi Front Iskusstv), il Fronte di sinistra delle arti organizzato da Majakovskij, che produsse la rivista omonima da lui stesso diretta.
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