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Risultati di Windows Live® Search Toledo, Alejandro (Cabana, Ancash 1946), economista e politico peruviano, presidente del Perù (2001-2006). Nato in un piccolo centro delle Ande, si trasferì con la famiglia, di modestissime condizioni, nella città portuale di Chimbote, dove si mantenne agli studi svolgendo piccoli lavori. Grazie a una borsa di studi, studiò poi economia nelle università statunitensi di San Francisco e di Stanford, intraprendendo la carriera di professore di economia e consulente per importanti organizzazioni internazionali, quali le Nazioni Unite, la Banca mondiale (BIRS) e l’Organizzazione internazionale del lavoro. Dopo una breve parentesi in Perù nel 1981 come consulente alle politiche sociali del ministero del Lavoro, nel 1994 fece ritorno in patria e l’anno seguente si candidò alle elezioni presidenziali, ottenendo il 3% dei voti. Riuscì in seguito a raccogliere intorno a sé un crescente consenso e in particolare, grazie alle sue origini indie, quello delle classi sociali più basse. Nel 1999 fondò il partito politico Perú posible e nelle elezioni presidenziali dell’aprile 2000 assunse la guida dell’opposizione ad Alberto Fujimori, ritirandosi dalla corsa in segno di protesta dopo il controverso risultato del primo turno. Nelle nuove elezioni presidenziali dell’aprile 2001, indette dopo le vicende che portarono all’incriminazione e alla fuga di Fujimori, riuscì a battere, seppure di misura, il candidato dell’APRA Alan García Pérez. Privo di una maggioranza parlamentare, Toledo tentò di realizzare un programma di riforme accentuatamente neoliberiste, incontrando la crescente opposizione popolare e del suo stesso governo. Nel 2002 il suo programma di privatizzazione del settore elettrico provocò una vera e propria rivolta. Deludendo le aspettative di molti suoi elettori, Toledo non riuscì a imprimere significativi cambiamenti nella vita del paese, dilapidando ben presto il consenso ottenuto. In materia economica ottenne una parziale crescita, di cui però beneficiarono soprattutto le classi più abbienti; furono invece sporadici e del tutto inefficaci i suoi tentativi di riformare il sistema politico e istituzionale, che rimase afflitto dalla corruzione e ostaggio delle potenti oligarchie civili e militari. Nelle elezioni legislative del 2006 il suo partito ottenne solo il 4% dei voti e due seggi.
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