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Risultati di Windows Live® Search Lefèvre d’Etaples, Jacques (Etaples 1455 ca. – Nérac 1536), umanista e teologo francese, noto anche con il nome latinizzato Jacobus Faber Stapulensis. Dopo gli studi filologici a Parigi, tra 1486 e il 1492 soggiornò a Pavia, Padova, Roma e Firenze, dove conobbe Giovanni Pico della Mirandola e Marsilio Ficino. Il contatto con il neoplatonismo italiano accrebbe il suo interesse per la letteratura e la filosofia del mondo antico. Rientrato in Francia, insegnò nel collegio parigino fondato dal cardinale Lemoine. Qui si dedicò dapprima allo studio e al commento delle opere di Aristotele, per volgere successivamente i suoi interessi alla letteratura dei primi secoli dell’età cristiana e alla patristica greca: tradusse e commentò gli scritti dello Pseudo Dionigi (vedi Dionigi l’Areopagita), quelli di Giovanni Damasceno, di Basilio e di Gregorio Nazianzeno. Ristampò inoltre le opere di Riccardo di San Vittore e di Raimondo Lullo; diffuse in Francia, in una versione leggermente riveduta, la traduzione ficiniana del Corpus Hermeticum; nel 1514 curò l’edizione delle opere di Nicola Cusano. Numerosi furono anche i suoi commenti scritturali, in particolare ai Vangeli e alle lettere di Paolo di Tarso. Chiamato a Meaux nel 1520, entrò a far parte del gruppo di riformatori che il vescovo Guillame Briçonnet, già suo discepolo, aveva radunato attorno a sé. Convinto che la riforma della Chiesa dovesse passare attraverso un ritorno alla parola delle Scritture, Lefèvre si dedicò alla traduzione in volgare della Bibbia e fu tra coloro che introdussero l’uso del francese nella liturgia. Sebbene tale progetto di riforma fosse guidato dalla volontà di non creare alcuna frattura in seno alla Chiesa cattolica, nel 1525 l’Inquisizione iniziò un processo contro il gruppo di Meaux. Lefèvre fuggì a Strasburgo, e solo l’intervento diretto del re Francesco I gli consentì di tornare in Francia. Tarscorse gli ultimi anni della sua vita a Nérac, dove la protezione di Margherita d’Angoulême lo pose al riparo dagli attacchi che continuarono a giungergli dagli ambienti conservatori della Sorbona. Di volta in volta considerato un fautore del luteranesimo o un riformatore cattolico, Lefèvre d’Etaples difese un progetto di riforma basato sulla critica al formalismo esteriore, sul richiamo all’interiorità, alla fede e alla grazia, sul ritorno al puro spirito evangelico e su una lettura della Bibbia non mediata dalla gerarchia ecclesiastica. Tuttavia, al pari di Erasmo da Rotterdam, non volle mai rompere con la Chiesa cattolica. Esattamente come nel caso dell’umanista olandese, questo non bastò a fugare i dubbi sulla sua fedeltà alla dottrina cattolica e alcune tra le sue opere furono condannate come eretiche.
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