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Conferenza di Rio

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Introduzione

Conferenza di Rio Conferenza mondiale su ambiente e sviluppo (UNCED, United Nations Conference on Environment and Development) svoltasi a Rio de Janeiro nel giugno 1992 e organizzata dall’ONU. Dieci anni più tardi, nel 2002, ebbe luogo a Johannesburg una seconda edizione del summit, la Conferenza “Rio + 10” o Conferenza mondiale sullo sviluppo sostenibile (WSSD, World Summit on Sustainable Development).

A vent’anni di distanza dalla Conferenza di Stoccolma (1972), che aveva gettato le basi per una discussione a livello internazionale su temi relativi all’ambiente e agli effetti delle attività antropiche, la Conferenza di Rio vide la partecipazione di 172 paesi, rappresentati dai rispettivi capi di stato e primi ministri, numerose organizzazioni governative e circa 2400 membri di organizzazioni non-governative (ONG). Obiettivo era quello di definire le problematiche ambientali in atto; stabilire possibili interventi a breve, medio e lungo termine; individuare politiche per uno sviluppo che non comprometta la sopravvivenza delle generazioni future e dello stesso pianeta: in altri termini, politiche per uno “sviluppo sostenibile”.

Il summit rappresentò una svolta epocale tra gli accordi in materia ambientale, poiché segnò definitivamente la presa di coscienza della necessità di gestire le questioni ambientali su scala globale, e il riconoscimento che le questioni ecologiche e climatiche e le attività umane debbano essere considerate in modo interdipendente e non come ambiti fra loro disgiunti. Nel corso della Conferenza di Rio furono siglati cinque accordi internazionali: la Dichiarazione di Rio su ambiente e sviluppo (conosciuta come “Carta della Terra”), l’Agenda 21, la Dichiarazione dei principi sulla gestione delle foreste, la Convenzione sulla diversità biologica e la Convenzione quadro sui cambiamenti climatici (FCCC, Framework Convention on Climate Change), più nota come Convenzione di Rio.

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Carta della Terra

Basata su un assunto di per sé semplice, ovvero che l’ambiente stia progressivamente degradandosi e che ciò sia incompatibile con lo sviluppo e la sopravvivenza dell’intera umanità, la Carta della Terra identifica 27 principi di base; in particolare, afferma che gli esseri umani debbano essere al centro della discussione sullo sviluppo e sull’economia delle nazioni, e che tutti abbiano diritto a una vita sana e produttiva in armonia con l’ambiente; inoltre, che la protezione dell’ambiente debba diventare parte integrante del processo di sviluppo e non possa essere considerata come una questione isolata da altre tematiche. La Carta definisce perciò gli obiettivi e le responsabilità di cui ciascuna nazione deve tenere conto nelle proprie decisioni politiche, perché ciascuna contribuisca al progresso e al benessere dell’intera umanità; insiste soprattutto sulla necessità di garantire la pace fra i popoli e di attuare programmi rivolti all’eliminazione della povertà. Gli articoli del documento non hanno un valore normativo ma rappresentano linee-guida cui i singoli paesi firmatari devono ispirarsi.

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Agenda 21

L’accordo è costituito da un programma d’azione per affrontare le questioni più urgenti relative all’ambiente e allo sviluppo su scala mondiale, nazionale e locale. In questo caso, fondamentale è il ruolo operativo della FAO, soprattutto per ciò che riguarda la lotta alla povertà e alla fame, le politiche agricole, la gestione del territorio e la conservazione delle risorse naturali. Per l’attuazione dei diversi obiettivi dell’Agenda 21, sono previste numerose fonti di finanziamento: il settore pubblico e privato dei paesi firmatari e, nel caso dei paesi in via di sviluppo, gli aiuti economici erogati da organismi internazionali gestiti dalla Banca mondiale, dal Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP) e il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP).

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Dichiarazione dei principi sulla gestione delle foreste

Si tratta del primo accordo mondiale che definisce le linee-guida sulla gestione dei boschi, la conservazione e lo sviluppo sostenibile delle attività di silvicoltura, siglato come presa di coscienza che dalle foreste dipendono tutte le altre forme di vita. La Dichiarazione dei principi non ha un valore giuridico, ma funge da riferimento per la definizione delle politiche forestali su scala mondiale; ricerca un possibile compromesso tra le richieste dei paesi industrializzati e quelli in via di sviluppo, e comprende fra l’altro articoli che incoraggiano il sostegno finanziario ai paesi in via di sviluppo per la realizzazione dei propri obiettivi.

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