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Agamben, Giorgio

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Agamben, Giorgio (Roma 1942), filosofo italiano. Laureatosi in giurisprudenza a Roma con una tesi sul pensiero politico di Simone Weil, tra il 1966 e il 1968 seguì i seminari di Martin Heidegger su Eraclito e Hegel. Dopo un periodo di studio e insegnamento trascorso tra Parigi e Londra, dal 1978 ha collaborato con diverse università italiane. Dal 1993 al 2003 è stato professore associato di estetica presso l’Università di Verona. Nel 2003 è stato nominato Distinguished Professor presso la New York University, incarico che ha abbandonato in segno di protesta contro la politica del presidente George W. Bush. Dal novembre 2003 è professore di estetica presso l’Università IUAV di Venezia.

Giorgio Agamben ha preso le mosse da un’originale riflessione sui legami tra etica e linguaggio, condotta soprattutto per mezzo di un serrato confronto con le opere di Ludwig Wittgenstein, Heidegger e Walter Benjamin. A partire dagli anni Novanta si è occupato in particolare di filosofia politica. Attraverso una rilettura della Politica aristotelica, del pensiero di Michel Foucault e di quello di Carl Schmitt, Agamben ha sviluppato un’originale teoria del rapporto fra diritto e vita, e una critica del concetto di sovranità, espresse nella trilogia Homo sacer (Homo sacer. Il potere sovrano e la nuda vita, 1995; Quel che resta di Auschwitz. L’archivio e il testimone, 1998; Lo stato di eccezione, 2003) e incentrate sul concetto di “biopotere”.

Tra le sue opere ricordiamo anche L’uomo senza contenuto (1970), Stanze. La parola e il fantasma nella cultura occidentale (1977), Il linguaggio e la morte (1982), Bartleby, la formula della creazione (con Gilles Deleuze, 1993), Mezzi senza fine. Note sulla politica (1996), Il tempo che resta. Un commento alla “Lettera ai Romani” (2000), L’aperto. L’uomo e l’animale (2002). Ha inoltre curato, per la casa editrice Einaudi, l’edizione italiana delle opere di Walter Benjamin, del quale ha ritrovato importanti manoscritti inediti.

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