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Specie infestante Specie capace di diffondersi in un ecosistema con notevole rapidità, entrando in competizione con una o più delle altre specie presenti per risorse come lo spazio, il cibo, la luce, l’acqua e così via. Possono comportarsi da infestanti specie sia animali sia vegetali; va tuttavia precisato che si tratta di un concetto “relativo”: infatti, in un ecosistema si instaurano normalmente rapporti di equilibrio tra le specie, che limitano l’aumento incontrollato di ciascuna popolazione; se tuttavia subentrano interferenze esterne, gli equilibri vengono alterati. Le interferenze sono in genere causate dall’azione umana; in particolare, l’introduzione di una specie in un nuovo ambiente (volontaria o accidentale che sia) crea uno squilibrio nell’ecosistema, per cui la specie può prendere il sopravvento e comportarsi da infestante, determinando il declino, se non addirittura la scomparsa, di una o più altre specie. La presenza di un’infestante ha quindi conseguenze sulla biodiversità, cioè sulla ricchezza di specie di un ambiente, che possono essere più o meno gravi.
Un esempio di come una specie possa diventare infestante è quello del coniglio (Oryctolagus cuniculus) che, importato nel 1788 dall’Europa in Australia, non avendo qui predatori naturali, si moltiplicò in modo incontrollato, comportandosi rapidamente da specie infestante, e provocando danni enormi alle colture. Per ovviare all’abnorme incremento numerico di conigli, si pensò di diffondere una malattia virale, la mixomatosi, che per i conigli è letale. L’alga verde Caulerpa taxifolia, originaria del mar dei Caraibi e assai utilizzata anche nei paesi europei per l’allestimento di acquari, nel 1987 fu introdotta accidentalmente nel bacino del Mediterraneo e in pochi anni si è propagata rapidamente; tuttavia, mentre nei fondali d’origine la Caulerpa forma macchie isolate, nel nuovo ambiente ha dato luogo a vere e proprie “foreste” dense ed estese, che hanno ridotto la disponibilità di spazio e di luce per altre alghe, e minacciano la sopravvivenza di organismi erbivori come i ricci di mare e molti pesci poiché liberano nelle acque pericolose tossine. Il fenomeno ha fatto parlare i mass media di “alga killer”. La zanzara-tigre Aedes albopictus è ormai divenuta una fastidiosa presenza anche nelle città italiane: la sua origine è asiatica, ma verso il 1985 fece la sua comparsa negli Stati Uniti e in seguito in Europa, trasportata, a quanto pare, da carichi di pneumatici. La zanzara-tigre si è moltiplicata rapidamente, anche perché occupa una nicchia differente da quella della zanzara comune Culex pipiens, essendo attiva nelle ore centrali del giorno. L’esempio forse più evidente di specie infestante è il topo domestico Mus musculus, probabilmente il mammifero più diffuso al mondo (esseri umani a parte): la sua estrema prolificità e la capacità di adattarsi, a livello comportamentale, a diverse condizioni sono le caratteristiche che ne hanno decretato il “successo” e la capacità di sopravvivere in ambienti nuovi, arrecando danni non solo ad altre specie animali (di cui è competitore) ma anche all’uomo, mediante la distruzione di intere derrate alimentari e la possibile trasmissione di malattie di cui è vettore. Trasportata per via navale dalle foreste brasiliane alle aree urbanizzate e agricole statunitensi, la formica di fuoco Solenopsis invicta ha dilagato come specie infestante, non trovando specie autoctone abbastanza combattive e prolifiche da competere con essa. Dalla sua comparsa in Alabama, nel 1930, ha provocato notevolissimi danni: onnivora e vorace, capace di infliggere punture dolorose anche all’uomo (possiede infatti un aculeo che fa capo a una ghiandola del veleno), è in grado di sottrarre risorse alimentari a piccoli mammiferi e rettili, di uccidere pulcini di uccelli terricoli e di divorare scorte alimentari conservate nei magazzini. Nel 2001 la specie è stata segnalata in Australia e nel 2005 anche a Hong Kong.
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