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Wilmut, Ian (Hampton Lucey, Warwickshire 1944), genetista ed embriologo britannico, considerato il “padre” del primo clone di mammifero, la pecora Dolly. Cresciuto a Coventry, seguì studi di agraria, iscrivendosi quindi all’Università di Nottingham. Qui orientò i suoi interessi verso l’embriologia e l’ingegneria genetica, disciplina in cui conseguì il dottorato nel 1971 all’Università di Cambridge. Ricercatore brillante e intraprendente, si accostò a studi di frontiera, sperimentando tecniche a quel tempo pionieristiche. Nel 1973 partecipò allo studio che sfociò con la nascita del primo vitello da un embrione preventivamente congelato, chiamato Frosty. Nel 1974 iniziò a lavorare alla Animal Breeding Research Station di Edimburgo, un ente dedicato alla ricerca pura affiliato all’università del capoluogo scozzese; l’istituto divenne in seguito il Roslin Institute.
A partire dal 1986 Wilmut si concentrò sugli esperimenti di clonazione, probabilmente stimolato da alcuni studi danesi che avevano portato alla nascita di un agnello a partire da cellule prelevate da un altro embrione della stessa specie. I finanziamenti pubblici per le ricerche sulla clonazione vennero tuttavia pressoché bloccati, anche a seguito delle polemiche suscitate da falsi annunci di clonazione di topi, propagandati da altri laboratori. Il team del Roslin Institute, cui si era aggiunto Keith Campbell, proseguì la sperimentazione nonostante la comunità scientifica fosse disinteressata a quel campo di studi, o lo osteggiasse apertamente. All’inizio del 1996 il primo risultato concreto fu la nascita di due agnelli, Megan e Morag, a partire da cellule embrionali, evento che sollevò l’interesse degli addetti ai lavori; fu però un’altra nascita, avvenuta nel luglio dello stesso anno, ma resa nota nel febbraio del 1997 anche al grande pubblico, a scatenare un acceso dibattito e a proiettare il piccolo istituto scozzese sulla ribalta internazionale. Si trattava, infatti, della creazione del primo clone di mammifero, la pecora Dolly, ottenuto prelevando il nucleo di cellule di ghiandole mammarie da una pecora e inserendolo in una cellula uovo (precedentemente privato del proprio nucleo) di un’altra pecora. Si ottenne così un animale geneticamente identico al primo animale. Al centro del dibattito che ne seguì era il timore diffuso che la clonazione dell’uomo fosse ormai imminente. Wilmut contestava tali preoccupazioni, sottolineando invece il valore epocale del risultato ottenuto: era stato dimostrato che le cellule somatiche di un animale adulto (cioè le cellule che ne compongono il corpo) possono essere “riportate” a una condizione embrionale, e che da questa può avviarsi lo sviluppo di un nuovo individuo.
Le ricerche del Roslin Institute si sono progressivamente diversificate in vari ambiti dell’ingegneria genetica, dello sviluppo embrionale e dei meccanismi del differenziamento cellulare. Nel febbraio 2005 lo scienziato ottenne dalla Human fertilisation and embriology authority la licenza per sperimentare la clonazione terapeutica di embrioni umani (cioè la produzione di embrioni unicamente destinati al prelievo di cellule staminali). La pratica della clonazione terapeutica fu legalizzata in Gran Bretagna già nel 2001. La tecnica adottata da Wilmut prevedeva l’estrazione del nucleo di cellule della pelle e del sangue da pazienti colpiti da malattie neurologiche (morbo di Alzheimer, morbo di Parkinson) e l’impianto in cellule uovo denucleate; gli embrioni sviluppati in vitro vengono distrutti dopo sei giorni, cioè prima dell’età in cui essi diventano, secondo la legislazione britannica sulla riproduzione assistita, adatti a essere impiantati. Tuttavia, nel novembre 2007 lo scienziato ha dichiarato di rinunciare all’uso di embrioni umani come fonte di cellule staminali, e di volere ricorrere alle staminali ricavate da individui adulti con la promettente tecnica del giapponese Shinya Yamanaka; l’interesse dello scienziato scozzese si è focalizzato alla terapia di malattie neurodegenerative come la sclerosi laterale amiotrofica. Alla decisione hanno probabilmente contribuito, oltre a problemi pratici (come il reperimento di ovociti per la produzione degli embrioni), ragioni di natura etica e la forte opposizione alla ricerca su embrioni umani e clonazione sostenuta in Gran Bretagna da movimenti per la vita, alcune parti politiche ed esponenti della stessa comunità scientifica. L’abbandono della tecnica del trasferimento nucleare da parte di Wilmut, che ne fu il padre, potrebbe segnare una battuta d’arresto della ricerca sulle cellule staminali embrionali umane, che pure in Gran Bretagna ha ricevuto, nell’ultimo decennio, notevoli finanziamenti. Nella carriera di Wilmut si ricorda anche la controversia legale che nel marzo 2006 lo vide coinvolto in accuse di discriminazione razziale da parte di un suo collaboratore. Durante il dibattimento Wilmut confessò di non essere stato l’unico vero “creatore” di Dolly: oltre la metà del successo si doveva a Keith Campbell, che per primo aveva proposto il congelamento delle cellule destinate all’esperimento. In tale occasione i due ricercatori Bill Ritchie e Karen Mycock rivendicarono la paternità della cruciale operazione di trasferimento del nucleo nella cellula uovo.
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