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Risultati di Windows Live® Search Strategia della tensione Nel linguaggio storiografico e giornalistico italiano, espressione con cui si indica il complesso concatenarsi di eventi terroristici e politici che ebbe come teatro l’Italia tra gli anni Sessanta e Settanta del Novecento. Per molti aspetti, la strategia della tensione rientra negli schemi del terrorismo di stato. L’atto di nascita della strategia della tensione si fa risalire al 12 dicembre 1969, quando, nell’arco di poche ore, Roma e Milano furono sconvolte da una serie di attentati dinamitardi, il più grave dei quali causò la morte di sedici persone (ferendone una novantina) nella filiale milanese di piazza Fontana della Banca Nazionale dell’Agricoltura. Il fenomeno si sviluppò in seguito attraverso uno stillicidio di episodi violenti, estemporanei e opportunamente organizzati, rivolti a creare un clima di allarme nel paese e a condizionarne gli sviluppi politici, culminando nel 1974 nelle stragi di piazza della Loggia a Brescia (maggio) e del treno Italicus (agosto). La strategia della tensione – i cui contorni, nonostante le inchieste della magistratura e gli studi che le sono stati dedicati, tra cui quelli della Commissione parlamentare sulle stragi, sono in parte ancora da definire – iniziò in realtà a delinearsi, almeno nei suoi aspetti teorici, diversi anni prima. Ne furono protagonisti settori dell’establishment politico, economico e militare italiano, ambienti massonici, organizzazioni neofasciste e criminalità organizzata (che fornirono la manovalanza) oltre a governi e servizi segreti stranieri, in particolare quelli degli Stati Uniti (che erano interessati a mantenere l’Italia saldamente ancorata all’alleanza atlantica e quindi ostili a un cambiamento dei suoi equilibri politici). Essa ebbe infatti un duplice contesto: da un lato, il quadro nazionale caratterizzato dall’avanzata delle lotte studentesche e operaie del 1968-1969 e dal rafforzarsi dei partiti della sinistra, in particolare del Partito comunista italiano; d’altro lato, lo scacchiere internazionale della Guerra Fredda, in cui l’Italia, per la sua posizione geografica, giocava un ruolo di primo piano. La strategia della tensione costituisce una delle pagine più drammatiche della storia della Repubblica italiana e resta una delle più oscure, a causa degli ostacoli frapposti, anche dalle istituzioni dello stato, all’accertamento dei fatti. I suoi effetti furono devastanti; oltre a provocare molte vittime, essa alimentò la sfiducia nello stato di interi settori della popolazione e soprattutto dei giovani, creando le condizioni per la successiva esplosione, nella seconda metà degli anni Settanta, del terrorismo politico di destra e di sinistra.
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