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Introduzione; Nuovo ordinamento sociale; Isolamento esterno e crescita interna; Crisi dello shogunato
Epoca Edo Periodo della storia del Giappone (1600-1868) che prese il nome dalla nuova residenza del bakufu (il governo dello shogunato) a Edo (la futura Tokyo).
La battaglia di Sekigahara mise fine all’epoca Azuchi-Momoyama e incoronò Tokugawa Ieyasu quale nuovo shogun. Questi, uscito vincitore dalla lotta con gli altri vassalli, diede inizio allo shogunato Tokugawa, che governò il Giappone per quasi tre secoli assicurando al paese un periodo di relativa pace e prosperità. Non appena salito al potere, Tokugawa varò una serie di riforme che diedero un nuovo assetto alla struttura fondiaria e gerarchica della società. Le terre e le risorse economiche furono ripartite in modo da assicurare alla famiglia Tokugawa e ai suoi vassalli il possesso di oltre un quarto dell’intero territorio, mentre la popolazione fu divisa in nuove classi sociali: guerrieri, contadini, mercanti, artigiani, nobili di corte, monaci e paria (hinin). I guerrieri – suddivisi in sanke, daimyo e samurai – appartenevano a un ordine che garantiva loro il possesso di un feudo, obbligandoli alla fedeltà verso il signore. I contadini, piccoli proprietari o semplici fattori, costituivano la maggioranza della popolazione ed erano la classe più strettamente controllata: per impedire la nascita di un gruppo più agiato di proprietari fondiari e arrestare i continui movimenti della popolazione, essi non potevano acquistare, vendere o abbandonare la terra che coltivavano. Gli artigiani e i mercanti costituivano, al contrario, una classe difficilmente controllabile ed erano in ascesa grazie ai progressi della produzione e allo sviluppo del commercio. Anche la corte imperiale era strettamente sorvegliata: nel 1615 furono promulgati i 17 regolamenti che obbligavano i nobili di corte e l’imperatore a studiare letteratura e ad astenersi dai combattimenti. Furono contemporaneamente regolate le attività dei templi e l’organizzazione delle scuole in modo da reprimere la forza economica e dottrinale dei monasteri. Il cristianesimo fu bandito e i cristiani perseguitati.
Il mantenimento della stabilità politica e sociale necessitava di un controllo severo sugli scambi e sui movimenti della popolazione, che si tradusse in una chiusura pressoché totale del Giappone al resto del mondo, divenuta effettiva nel XVII secolo. Fu vietato qualsiasi scambio economico con inglesi, francesi e russi; fu concessa un’unica deroga alle navi portoghesi e olandesi, che ottennero il diritto di sbarcare solo una volta l’anno sull’isola artificiale di Deshima, nei pressi di Nagasaki. Il periodo di pace, le riforme fiscali e il miglioramento della produttività fecero dell’epoca Edo un periodo di grande prosperità, capace di trasformare il Giappone in una potenza. Si sviluppò anche un ottimo sistema scolastico che favorì una rinascita culturale, incentrata soprattutto sulla ricerca storica e filologica dell’origine del Giappone e caratterizzata dai cosiddetti “studi nazionali” (kokugaku), nonché sullo studio dell’astronomia, della matematica e della cartografia, apprese dagli olandesi. Il miglioramento del livello di vita nelle città permise altresì la formazione di una prima cultura borghese, che diede vita al teatro delle marionette e al kabuki.
I primi segni di crisi del sistema feudale si manifestarono a partire dalla seconda metà del XVII secolo, quando rivolte e insurrezioni popolari divennero sempre più frequenti, a dimostrazione del diffuso malcontento sociale verso l’immobilismo dello shogunato, ulteriormente colpito da una negativa congiuntura economica. A ciò si aggiunse, nel corso del XVIII secolo, lo sviluppo di una ricca classe mercantile, desiderosa di aprirsi al mondo esterno. Indebolito dalle difficoltà economiche e dal susseguirsi di crisi politiche, lo shogunato dovette di fatto arrendersi alle pressioni delle potenze occidentali che chiedevano l’apertura del Giappone al commercio internazionale. Nel 1854, dopo l’arrivo di una flotta americana nella baia di Edo, comandata dall’ufficiale Matthew Perry, il governo accettò di firmare la convenzione di Kanagawa, che aprì agli scambi i porti di Shimoda e Hakodate e permise alle navi straniere di fare approvvigionamento sulle coste giapponesi. Un secondo trattato, preparato dal console degli Stati Uniti Townsend Harris, fu siglato nel 1858 e aprì il paese al commercio con Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna e Russia. Sempre più fragile e scosso da una grave lotta politica interna tra chi applaudiva l’apertura all’esterno e chi la deplorava, lo shogunato cadde nel 1867, lasciando il posto alla cosiddetta Restaurazione Meiji.
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