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Al-Hakim bi-Amr Allah

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Al-Hakim bi-Amr Allah (985-1021), sesto califfo fatimide (996-1021). Detto anche Abu Alì al-Mansur, nel 996, all’età di undici anni, succedette al padre Al-Aziz alla guida dello stato fatimide. Dopo aver fatto uccidere il suo anziano tutore Barjawan, instaurò un regime dispotico, imponendo severe regole ai sudditi che comprendevano la rigorosa separazione dei sessi in pubblico e la limitazione dei movimenti delle donne. Emarginò i sunniti, che lo ritenevano folle, e sottopose a persecuzioni cristiani ed ebrei.

Nel 1005 fondò una “casa della sapienza” (un’istituzione dedicata alla scienza e alla filosofia che ebbe un’analoga sede a Baghdad), che comprendeva, oltre a una scuola per la formazione religiosa sciita, una biblioteca e un osservatorio astronomico. Nel 1009, dando ascolto a una predizione che annunciava nel quarto centenario dell’egira il trionfo dell’islam, intensificò le persecuzioni nei confronti di cristiani ed ebrei costringendoli a vestire abiti distintivi, interdicendoli dai pubblici uffici, confiscando i loro beni e distruggendo i loro templi, compreso quello del Santo Sepolcro di Gerusalemme.

Nel 1017, sotto l’influsso di alcuni leader religiosi, proclamò la propria divinità; questa credenza diede origine alla setta dei drusi, che ritengono Al-Hakim l’incarnazione di Allah e ne attendono il ritorno. Nel 1020 represse severamente una rivolta in Egitto, ma l’anno successivo morì in circostanze misteriose, probabilmente vittima di un complotto ordito dalla sorella Sitt al-Mulk.

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