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    The Tanzimat (Ottoman Turkish: تنظيمات), meaning reorganization of the Ottoman Empire, was a period of reformation that began in 1839 and ended with the First Constitutional ...

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    Tanzimat (tän`zēmät), [Turk.,=reorganization], the name referring to a period of modernizing reforms instituted under the Ottoman Empire Ottoman Empire (ŏt`əmən), vast state ...

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Tanzimat

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Abdul-Hamid IIAbdul-Hamid II
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Introduzione

Tanzimat Termine (che in turco significa “riorganizzazione”) con cui si indica il periodo di riforme intraprese dall’impero ottomano nell’Ottocento. L’epoca riformista fu avviata già alla fine del Settecento dal sultano Selim III e fu poi continuata da Mahmud II (il quale abolì il corpo dei giannizzeri nel 1826), ma si dispiegò in pieno a partire dal 1839 in seguito all’ascesa sul trono imperiale di Abdul-Magid I.

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Il rescritto di Gülhane

Nel tentativo di contrastare il declino dell’impero – indebolito sia dalle tensioni interne religiose e nazionali, sia dal conflitto sempre più acceso con le grandi potenze europee – Abdul-Magid I emanò poche settimane dopo la sua incoronazione il “rescritto di Gülhane” (1839), inaugurando le tanzimat. Il rescritto consisteva in una dichiarazione d’intenti con la quale il sultano si impegnava a trasformare profondamente gli ambiti amministrativo, giuridico e militare dello Stato, nonché la stessa società ottomana.

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Riorganizzazione dell’impero

Furono così creati ministeri sul modello occidentale, con a capo ministri facenti capo a un consiglio cui prendevano parte anche ufficiali dell’esercito. Fu profondamente modificato il sistema fiscale, con l’introduzione di imposte dirette, e quello militare, con la soppressione della coscrizione a vita, l’estensione dell’arruolamento ai non musulmani e l’istituzione di una scuola militare in cui vennero chiamati a insegnare ufficiali europei.

Profonde furono le modifiche del sistema legislativo, con un nuovo codice penale (1840) che, sebbene basato sulla legge islamica (shariah), stabiliva l’eguaglianza davanti alla legge di tutti i cittadini dell’impero qualsiasi religione essi professassero. Furono poi promulgati nuovi codici commerciali, un codice agrario per regolamentare la proprietà della terra e istituito il catasto (1858). Tra il 1870 e il 1877 venne elaborato un nuovo codice civile, basato anch’esso sulla shariah ma influenzato dal modello francese.

Il sistema scolastico subì una forte laicizzazione e venne separato dalla struttura educativa islamica. Furono istituiti licei e scuole tecniche, che si aggiunsero alle scuole laiche per adolescenti introdotte da Mahmud II. Una politica di liberalizzazione consentì l’apertura di scuole di ordini missionari europei e nel contempo lo sviluppo di una stampa libera e di una vivace scena culturale.

Nel 1864 venne riformata, sul modello francese, l’amministrazione delle province, che si aprì a funzionari non musulmani. L’impero fu ripartito in 27 province (vilayet, con a capo un governatore, il vali), ulteriormente suddivise in sanjaq (con a capo un prefetto, il mutasarrif), kaza’ (con a capo un sottoprefetto, il qaimaqan o caimacàm) e nahiye (con a capo un agente distrettuale, il müdür). Dopo l’istituzione della municipalità di Istanbul (1854), nel 1877 furono create municipalità per ogni città dell’impero.

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L’esito delle tanzimat

Nel 1876, sulla spinta liberalizzatrice del movimento dei Giovani Ottomani (precursori dei Giovani Turchi), il sultano Abdul-Hamid II promulgò una Costituzione (ispirata a quella belga) che istituiva un governo parlamentare e confermava l’uguaglianza di diritti per tutti i cittadini dell’impero, di cui veniva sancita l’indivisibilità. Con l’abrogazione della Costituzione, decisa da Abdul-Hamid II nel 1878 in seguito alle rivolte balcaniche e alla guerra con la Russia, terminò l’epoca delle tanzimat.

Le tanzimat si accompagnarono a un grande cambiamento sociale all’interno dell’impero ottomano, determinando una forte urbanizzazione e la comparsa di una nuova classe dirigente e di una nuova borghesia legate all’amministrazione dello Stato e ai commerci. Richiesero però anche massicci investimenti, cui lo Stato ottomano fece fronte con un oneroso indebitamento estero, e destarono i malumori dei settori più tradizionalisti della società islamica.

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