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Filosofia della storia

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1

Introduzione

Filosofia della storia Ramo della filosofia che, attraverso lo studio della storia e della conoscenza storica, s’interroga sull’esistenza o meno di un fine ultimo o di un significato complessivo degli accadimenti umani.

Una tradizione di pensiero tanto vasta quanto eterogenea – che va dall’escatologia e teleologia cristiane a Giambattista Vico all’ermeneutica del Novecento – considera la storia nel suo complesso come un’unica sequenza intelligibile di eventi, processi e strutture rispetto ai quali la filosofia della storia costituisce uno strumento interpretativo. Questo tipo di approccio, speculativo e metastorico, punta a riconoscere un ordine, un disegno o uno scopo che permangano immutabili dietro l’apparente contingenza e arbitrarietà degli avvenimenti storici.

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Il Settecento

Vanno anzitutto distinti due possibili approcci alla filosofia della storia: uno di tipo universalista, che considera la natura umana sostanzialmente identica al di là delle differenti epoche storiche, e uno storicista, secondo il quale cultura, norme etiche e morali, linguaggio e istituzioni – ovvero i tratti fondamentali dell’essere umano – sono storicamente determinati. Esemplificativi di questi differenti approcci sono due filosofi che, tra i primi, elaborarono una compiuta filosofia della storia: Giambattista Vico e Johann Gottfried Herder.

Per Vico, autore dei Principi d’una scienza nuova intorno alla natura delle nazioni (1725), dal momento che la storia è fatta dall’uomo, le leggi che ne regolano lo svolgimento devono essere le stesse che sono alla base del funzionamento della mente umana. Come questa evolve attraverso tre fasi fondamentali (l’infanzia dominata dal senso, la giovinezza guidata dalla fantasia, la maturità in cui si afferma il primato della ragione), allo stesso modo la storia delle nazioni conosce il passaggio attraverso tre epoche: l’età degli dei, quella degli eroi e quella della ragione. Vico è inoltre convinto che la storia umana proceda in modo ciclico attraverso una serie di “corsi e ricorsi”: al progresso dalla barbarie alla civiltà può infatti seguire nuovamente la ricaduta nella barbarie.

Nel saggio Idee per la filosofia della storia dell’umanità (1784-1791) Herder interpreta la storia come il dispiegarsi progressivo e immanente della Provvidenza divina, un processo tramite il quale il genere umano si arricchisce via via dei caratteri incarnati dai diversi popoli e culture fino a giungere alla piena realizzazione della natura umana. Le sue idee furono alla base dell’evoluzione cui la filosofia della storia andò incontro nel XIX e nel XX secolo, in particolare nel pensiero di G.W.F. Hegel e di coloro che, più tardi, svilupparono il concetto di natura umana e di identità come “costruzioni sociali” (primo fra tutti Michel Foucault).

Una tradizione di pensiero antica e ricorrente nell’ambito della filosofia della storia è quella teleologica ed escatologica; in particolare, teologi e filosofi ebrei, cristiani e musulmani hanno rinvenuto il significato della storia dell’uomo in un supposto disegno di origine divina. I filosofi dell’illuminismo, contrari a un’interpretazione della storia in chiave religiosa, all’idea di una volontà divina che funga da motore della storia sostituirono quella di progresso, ovvero la convinzione che l’umanità proceda nella direzione di una società e di condizioni di vita sempre migliori e che questo fatto sia testimoniato dallo studio delle diverse civiltà. Era questa la tesi, tra gli altri, di Condorcet e Montesquieu e, in parte, di Rousseau e Kant.

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L’Ottocento e il Novecento

Il tentativo di individuare l’ordinato e progressivo susseguirsi di alcuni stadi di sviluppo nella storia dell’uomo trova espressione, nel XIX e nel XX secolo, nell’idealismo di Hegel, nello storicismo, nel pensiero di Spengler e nell’ermeneutica.

Nella Fenomenologia dello spirito (1807) scopo di G.W.H. Hegel è costruire una cornice concettuale al cui interno possa essere filosoficamente compreso il divenire storico. Quest’ultimo, in quanto progressivo disvelarsi dello Spirito assoluto, documenta la crescita della libertà umana, poiché la storia umana è per l’appunto un processo intelligibile che porta dalla schiavitù alla libertà.

Il filosofo tedesco Oswald Spengler, autore di Il tramonto dell’Occidente (1918-1922), elaborò una filosofia della storia in controtendenza rispetto alla fiducia nel progresso che aveva caratterizzato tanto l’illuminismo quanto il positivismo. Egli considera la storia come un processo nel quale le civiltà attraversano tre stadi: giovinezza, maturità e decadenza. Ogni civiltà, giunta al culmine del suo sviluppo, inizia un inarrestabile processo di declino che si conclude con il suo tramonto. Un’analoga lettura della storia in termini di ascesa e caduta di popoli, culture e civiltà si trova nelle opere di storici novecenteschi come Arnold Toynbee e Karl August Wittfogel (1896-1988).

Nel Novecento il problema dell’interpretazione della storia ha trovato posto soprattutto nell’ermeneutica e in particolare negli scritti di Martin Heidegger, Hans Georg Gadamer, Paul Ricoeur e Michel Foucault. Questo approccio, che deriva dall’esegesi biblica, si accosta alla filosofia della storia dalla prospettiva del significato e del linguaggio, nella convinzione che le tecniche sviluppate per l’interpretazione critica dei testi possano essere utilizzate per interpretare anche le azioni e gli accadimenti umani. La tradizione ermeneutica ha conosciuto un’importante fase di sviluppo a metà del XX secolo, quando alcuni suoi esponenti si sono interrogati sul senso di avvenimenti come le due guerre mondiali e la Shoah.

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