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Tampone faringeo In medicina, test effettuato per la determinazione delle specie batteriche presenti sulla mucosa della faringe; di fatto, esso viene impiegato per la ricerca della specie Streptococcus pyogenes, o streptococco beta-emolitico.
Il test viene eseguito strisciando delicatamente sulla mucosa della faringe un apposito tampone monouso, composto da un lungo bastoncino che a un’estremità è rivestito da cotone sterilizzato. Questa operazione è del tutto indolore e dura pochi secondi. Il tampone viene custodito all’interno di una provetta in vetro; viene quindi poggiato su un terreno di coltura in modo che i batteri su di esso presenti si trasferiscano a un substrato sul quale possano moltiplicarsi e, quindi, possano essere identificati. Per sottoporsi al test, il paziente non deve assumere farmaci ad azione antibiotica nei 5 giorni che precedono l’esame e deve essere digiuno.
A disposizione dei medici vi sono anche kit che permettono di determinare in poco tempo (10 minuti – 1 ora) l’eventuale presenza di batteri patogeni nello striscio prelevato mediante tampone; tali strumenti diagnostici si basano sul fenomeno dell’agglutinazione su lattice o su prove immunoenzimatiche. Nel primo caso, il tampone con il materiale prelevato dal paziente viene applicato su un substrato di lattice, in cui si trovano anticorpi specifici contro gli antigeni di una determinata specie batterica; se si riscontra l’adesione di cellule batteriche sul substrato, significa che si è verificata una reazione antigene-anticorpo e che, quindi, la specie batterica per cui il kit è specifico è presente nel campione (si dice allora che il test è positivo). La prova immunoenzimatica si effettua applicando il campione su un substrato in cui sono presenti anticorpi coniugati a enzimi specifici; il test risulta positivo se si osserva la disgregazione del substrato, perché ciò indica che gli antigeni batterici e gli anticorpi si sono legati fra loro e che i complessi molecolari così formatisi sono stati digeriti dagli enzimi specifici. La sensibilità di questi test rapidi si aggira intorno al 70%; un risultato negativo non deve essere considerato definitivo, ma può orientare il medico sull’opportunità di procedere con ulteriori accertamenti.
La necessità di ricorrere a un tampone faringeo si profila, in genere, quando i sintomi e il decorso di un’infezione a carico della faringe o delle tonsille non appaiano sufficienti alla diagnosi e, quindi, alla definizione del trattamento terapeutico. Infatti, esistono diverse forme di faringite e tonsillite che possono avere natura virale o batterica; ancora, è possibile che a un’infezione primaria di natura virale (per la quale non è indicato l’impiego di antibiotici) si sovrapponga in seguito un’infezione batterica, fenomeno noto come sovrainfezione. In molti casi, queste patologie sono sostenute da S. pyogenes e possono evolvere in complicazioni quali la febbre reumatica o l’endocardite, che ne consigliano pertanto il tempestivo trattamento. D’altra parte, in particolare nei soggetti in età giovanile, sintomi analoghi a quelli delle faringo-tonsilliti possono essere causati dalla mononucleosi infettiva, malattia di origine virale. L’esecuzione del test, dunque, risulta consigliabile nella maggior parte dei pazienti affetti da faringo-tonsilliti. La possibilità di accertare se l’infezione è effettivamente sostenuta dallo streptococco, inoltre, permette di modulare o eventualmente di evitare la prescrizione di antibiotici: ciò allo scopo di limitarne l’uso ai casi realmente necessari e il diffondersi di fenomeni di resistenza batterica ai farmaci.
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