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Architettura antisismica

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Centro della Pace, HiroshimaCentro della Pace, Hiroshima
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Introduzione

Architettura antisismica Teoria e pratica costruttiva concepita allo scopo di realizzare edifici in grado di non patire danni gravi a causa dei movimenti tellurici.

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Cenni storici

Alcuni accorgimenti tesi a evitare gli effetti disastrosi dei terremoti sulle costruzioni furono ideati e applicati già nell’antichità. A partire dal XVIII secolo, dopo alcuni violenti sismi che distrussero interi quartieri di molte città europee, la questione di una tecnica edilizia specificamente orientata a limitare i danni dei terremoti iniziò a essere considerata da un punto di vista più sistematico, divenendo oggetto della teorizzazione architettonica.

Oltre a semplici disposizioni urbanistiche, tese ad esempio a garantire uno spazio libero piuttosto ampio tra le costruzioni (in modo da evitare che il crollo di un edificio comporti danni a quelli circostanti), furono definite alcune norme costruttive, dal calcolo dello sviluppo in altezza dei palazzi in base alla superficie e alla profondità delle fondamenta, all’inserimento nei fabbricati di ammorsature (dapprincipio in legno) che aumentassero la coesione della struttura, principalmente nei punti di giuntura (innesti) fra le diverse parti.

Nuovo impulso alla ricerca derivò drammaticamente nei primi decenni del Novecento dai violenti terremoti di San Francisco (1906), Messina (1908), Tokyo (1923). Fra i pochi edifici rimasti quasi intatti nel terremoto di Tokyo figurava l’Imperial Hotel, progettato da Frank Lloyd Wright: la struttura rinforzata da getti di cemento armato, il profilo a sbalzo e la particolare stratificazione delle fondamenta avevano contribuito a rendere l’edificio più resistente degli altri. Dalla metà del Novecento l’architettura antisismica giapponese, stimolata dall’alto rischio sismico del paese, è all’avanguardia nel mondo: ne sono esempio le architetture di Tange Kenzo.

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Principali norme dell’edilizia antisismica

Nelle regioni particolarmente soggette a terremoti l’edilizia segue una serie di norme imposte. In primo luogo vengono fissati precisi rapporti fra pianta e alzato, in modo che il baricentro dell’edificio sia sufficientemente basso da garantire stabilità alla struttura. Allo stesso scopo si possono utilizzare materiali di peso minore con l’aumentare dell’altezza. Riguardo all’alzato, tuttavia, la moderna tecnologia offre soluzioni sempre più sofisticate, che vanno di pari passo con i progressi della scienza ingegneristica; ad esempio, l’adozione della struttura cosiddetta a telaio, in cui svolgono funzione portante travi e putrelle anziché pareti in muratura, consente uno sviluppo in altezza molto spinto.

L’edificio deve avere una struttura simmetrica ed essere quanto più possibile privo di sporgenze. Nelle costruzioni in muratura, opportuni calcoli devono inoltre essere compiuti per gettare coperture orizzontali e pavimenti, particolarmente soggetti alle sollecitazioni. In ogni caso occorre che i materiali di costruzione e i moduli base della struttura abbiano superato prove di resistenza a forze di trazione e compressione: grande attenzione va tributata al tipo di acciaio impiegato nei tralicci e al cemento armato dei piloni.

Quanto al sito su cui edificare, ovviamente il suolo dovrà presentare caratteristiche di solidità e stabilità: nessun edificio dovrà essere mai costruito in una zona paludosa o franosa.

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