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Opus

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1

Introduzione

Opus Nella moderna terminologia archeologica, nome con il quale si indicano diversi tipi di opere edilizie (come strutture in muratura) e interventi nell’ambito della decorazione d’interni, ad esempio mosaici e pavimentazioni; gli antichi latini preferivano invece i termini genus o structura.

Per estensione opus è utilizzato anche in altri ambiti artistici, ad esempio per designare alcuni ricami medievali.

2

Opere murarie

Opus siliceum indica un’antica tecnica costruttiva, perlopiù riservata alle cinte murarie, basata sull’uso di blocchi di pietra di struttura poliedrica. Ne derivano strutture imponenti, per le quali si parla talvolta di opera ciclopica (a causa della grandezza dei blocchi) o pelasgica (ipotizzando una remota origine presso il mitico popolo dei pelasgi). I primi esempi di opus siliceum risalgono alla fine del VI o all’inizio del V secolo a.C.

Opus quadratum designa un procedimento di costruzione fondato sulla disposizione regolare in filari orizzontali di blocchi di pietra squadrati. Di probabile derivazione etrusca, compare per la prima volta a Roma nel VI secolo a.C. Si distingue tra opus quadratum isodomum, che implica l’uso di blocchi uguali per lunghezza, altezza e profondità, e pseudoisodomum, più antico, per il quale potevano essere utilizzati blocchi di diverse dimensioni.

L’opus caementicium si ottiene con frammenti di pietra mischiati a malta ed è assimilabile al calcestruzzo. Diverse tecniche per opere murarie basate sull’uso di un impasto di argilla e sassi erano diffuse fin dal V secolo a.C. in area siro-fenicia ed ellenica, e nelle regioni africane. Il procedimento venne progressivamente affinato, fino alla definizione di una formula efficace che prevede l’uso della malta, composta di calce e sabbia mescolate con acqua in precise proporzioni; agli inizi del II secolo a.C. in Campania e in Lazio la sabbia venne sostituita con la pozzolana (sabbia di origine vulcanica), che garantisce un’ottima presa. L’opus caementicium venne inizialmente impiegato per la pavimentazione dei fondi stradali (prevedendo anche l’inserimento di blocchetti di selce o calcare), oltre che per le fondazioni degli edifici e per le pareti murarie. Nell’architettura romana l’opus caementicium venne progressivamente a sostituire l’opus quadratum nelle volte; tale innovazione offriva notevoli vantaggi dal punto di vista economico, oltre che maggiore garanzia di tenuta e quindi la possibilità di coprire superfici molto ampie. Per abbellire i muri cementizi furono sperimentati vari tipi di rivestimenti con elementi preparati o lavorati a parte: ne derivarono l’opus incertum, quindi l’opus quasi reticulatum e l’opus reticulatum.

L’opus incertum è costituito da un nucleo di opera cementizia rivestito da un paramento di pietre di dimensioni e forme irregolari. L’opus quasi reticulatum prevede invece il rivestimento del nucleo cementizio con tessere trapezoidali, pur disposte ancora irregolarmente; corrisponde alla fase di passaggio tra l’opus incertum e l’opus reticulatum e il suo impiego si colloca tra il 100 e il 50 a.C. circa. L’opus reticulatum viene realizzato applicando su un’anima di opus caementicium blocchetti a forma di piramide, con la base a vista, che formano un reticolato diagonale. Ne risulta una tessitura d’aspetto regolare ed elegante, ma di solidità incerta.

La tecnica dell’opus mixtum prevede che un nucleo di opus caementicium venga rivestito con un paramento di sassi e mattoni. Si diffuse in particolare a partire dal III secolo d.C., anche se strutture miste di pietra e laterizio erano presenti già a Pompei e a Ercolano nel I secolo d.C. Con opus testaceum si intende un’opera cementizia rivestita esclusivamente di mattoni cotti in fornace, disposti con una certa regolarità.

Opus latericium è un’opera muraria realizzata con mattoni crudi, cioè seccati all’aria o solo parzialmente cotti, mentre nell’opus listatum (detto anche opus vittatum) strati di blocchetti di pietra (spesso tufo) e mattoni si alternano nello sviluppo verticale: tale tecnica era diffusa non tanto a Roma quanto nelle province.

L’opus craticum, infine, è un muro, di solito un tramezzo, costituito da un’intelaiatura di travi di legno nella quale i vuoti lasciati dall’intreccio degli elementi sono colmati da un impasto di sassi e creta.

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Rivestimenti pavimentali e parietali

Per opus arenatum si intende l’intonaco composto di sabbia (arena) e calce; opus marmoratum è invece l’intonaco composto di calce e polvere di marmo. L’opus albarium corrisponde alla parte più superficiale dell’intonaco (bianco, cioè album), su cui veniva stesa la pellicola pittorica nella tecnica ad affresco o tempera murale.

L’opus barbaricum è una pavimentazione realizzata con ciottoli di torrente di forme eterogenee. La tecnica dell’opus signinum (dal nome della città di Signa, ove probabilmente venne elaborata) consiste invece nel rivestire pareti o pavimenti con uno strato di malta mescolata a frammenti fittili di ridotte dimensioni; serve soprattutto a impermeabilizzare la superficie interessata.

Il rivestimento pavimentale detto opus spicatum è costituito di mattoncini di forma progressivamente più allungata, disposti a spina di pesce. Opus segmentatum è un rivestimento pavimentale fatto di uno strato di coccio pesto in cui sono inseriti frammenti di marmo. Per opus sectile si intende il rivestimento parietale o pavimentale costituito da lastre di marmo o pietra colorata disposte a formare motivi figurativi o geometrici.

Opus interrassile è un tipo di elaborata decorazione parietale, realizzata praticando sulla superficie di base incavi di forme e disegni vari, nei quali vengono poi inserite sottili lastre di marmo o altro materiale, tagliate in sagome perfettamente corrispondenti.

L’opus figlinum costituisce infine una struttura decorativa talvolta aggettante (cornice, lesena, inserto murario), realizzata con tegole e mattoni disposti secondo un disegno predefinito.

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Mosaici

Opus alexandrinum indica un tipo di mosaico pavimentale realizzato impiegando tessere o lastre di due colori; è una variante dell’opus sectile. La critica fa derivare il termine dall’imperatore Alessandro Severo, durante il cui governo questa tecnica fu largamente impiegata, o dalla città di Alessandria d’Egitto, dove sarebbe nata l’arte del mosaico bicolore, poi passata a Bisanzio e nel mondo islamico. L’opus musivum è un mosaico parietale costituito da tessere di vetro e madreperla; o, in accezione molto ampia, ogni tipo di mosaico. Il mosaico pavimentale in opus sculpturarum è fatto di tessere con contorno messo in risalto da una sostanza adesiva scura.

Opus tessellatum è un mosaico pavimentale in cui sono utilizzate tessere a dado tutte delle stesse dimensioni. Opus vermiculatum è invece un tipo di mosaico simile al tessellatum, ma con tessere di marmo e smalto di dimensioni ridottissime e forme varie, adatte per realizzare composizioni di alta qualità pittorica.

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