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Ridolfi, Mario

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Ridolfi, Mario (Roma 1904 – Marmore, Terni 1984), architetto italiano. Dopo aver affiancato il padre restauratore in alcuni cantieri, lavorò come decoratore presso un ingegnere. Nel 1929 si laureò alla Scuola superiore di architettura di Roma e fra il 1932 e il 1935 realizzò il palazzo della Posta di piazza Bologna a Roma, la fontana di piazza Tacito a Terni (con la collaborazione di Corrado Cagli, autore del mosaico della vasca), e l’edificio dell’Istituto tecnico Bordoni a Pavia, pensato secondo i dettami dell’architettura razionalista (Ridolfi era allora membro del MIAR, Movimento italiano per l’architettura razionale). Fu inoltre fra i progettisti del palazzo del Ministero dell’Africa italiana a Roma, oggi sede della FAO, realizzato fra il 1938 e il 1951.

Nel dopoguerra si allontanò tuttavia decisamente dal rigore del razionalismo. La presa di distanza è sancita dal suo Manuale dell’architetto, pubblicato nel 1946, che divenne per molti un riferimento indispensabile negli anni della ricostruzione. Insieme a Ludovico Quaroni lavorò per il quartiere Tiburtino a Roma (1949-1954), opera simbolo della stagione neorealista, e al quartiere Italia a Terni, caratterizzato da prospetti mossi da elementi aggettanti (spesso terrazzi a pianta romboidale), tipici delle architetture di Ridolfi.

Di schietta ispirazione neorealista è pure il complesso di case di via Etiopia a Roma (1951), considerato il suo capolavoro: evidente è l’intenzione di ritornare a forme tradizionali, a composizioni volumetriche irregolari, a effetti di gradevolezza decorativa, per i quali tra l’altro si prevedeva l’impiego di maestranze artigianali (ad esempio, le maioliche dei parapetti).

Dall’evoluzione di questo percorso stilistico nacquero nella seconda metà degli anni Cinquanta i due asili nido di Poggibonsi e di Ivrea (quest’ultimo su commissione di Adriano Olivetti), nei quali Ridolfi propose un’articolazione strutturale originale, quasi espressionista: il complesso è smembrato in corpi bassi, immersi nel verde e collegati da terrazze, portici e vialetti, che dovevano stimolare la curiosità e lo spirito d’esplorazione dei bambini.

Un grave incidente stradale nel 1961 lo spinse a vita ritirata e segnò il passaggio alla sua ultima produzione, in gran parte dedicata al cosiddetto 'ciclo delle Marmore', composto da opere realizzate per paesi e città nei pressi di Terni: contraddistingue questi progetti una sorta di manipolazione convulsa di geometria e materia, al fine di creare composizioni volumetriche dall’aspetto mosso o, secondo le parole di Ridolfi, “traballante, vivo” (Casa Lina, 1966, abitazione dell’architetto; Motel Agip a Settebagni, rilettura sofferta di un progetto del 1928, la Torre dei ristoranti; Palazzo del Comune a Terni, 1968).

Una personale tenuta alla Biennale di Venezia del 1980 riportò il lavoro di Mario Ridolfi al centro dell'attenzione critica.

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