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Eclettismo (architettura)

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Monumento a Vittorio Emanuele II, RomaMonumento a Vittorio Emanuele II, Roma
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Introduzione

Eclettismo (architettura) Tendenza architettonica caratterizzata dal recupero e dalla rielaborazione di modelli stilistici del passato o propri di civiltà esotiche, principalmente orientali e arabe. Il termine è talvolta utilizzato come categoria astorica, per indicare il manifestarsi di questo orientamento in varie epoche e presso vari artisti; più propriamente, tuttavia, si riferisce con precisa connotazione storica alla corrente architettonica sviluppatasi in diversi paesi occidentali tra la fine del Settecento e gli inizi del Novecento, con alterni periodi di crisi e di ripresa.

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Origini di una tendenza

Dalla fine del Settecento la produzione architettonica europea accolse suggestioni artistiche attinte agli stili del passato, manipolandole con una certa libertà. Iniziarono ad affermarsi gli stili neogotico, neorinascimentale, neobarocco (rispettivamente ispirati al gotico, al rinascimentale, al barocco), elaborati a volte sulla base di un’attenta analisi dei monumenti antichi, più spesso riecheggiando in modo un po’ superficiale, non filologico, elementi e toni sentiti come suggestivi.

Anche l’arte dei paesi lontani e delle civiltà del passato costituì sovente un modello per gli architetti, incoraggiati dai committenti; il desiderio di esotismo, accresciuto dalle campagne coloniali, si tradusse nell’accostamento, spesso arbitrario, di forme egizie, assire, greche, romane, moresche, indiane, in impasti stilistici denominati ciascuno con il prefisso “neo” davanti al termine qualificante. Si affermò l’uso di arredare ogni sala delle residenze più lussuose secondo uno stile differente, che di volta in volta le diverse maestranze dovevano imparare a imitare; tale moda favorì, di conseguenza, la rinascita dell’artigianato artistico.

Da un punto di vista teorico-critico gli interpreti della corrente eclettica rifiutarono il concetto accademico di “bello assoluto”, rigettando quindi ogni rigida applicazione di regole codificate. I diversi linguaggi acquisiti venivano rielaborati a piacimento dell’architetto, seguendo l’estro e la sua personale ispirazione artistica: tutto ciò in piena consonanza con la cultura romantica, che dall’inizio dell’Ottocento interessò progressivamente ogni ambito artistico.

In principio la tendenza eclettica si impose soprattutto nella realizzazione di apparati effimeri per feste e grandi eventi; quindi trovò espressione nell’arredo e nell’architettura dei giardini, che furono spesso organizzati in settori corrispondenti ad “ambienti” stilistico-geografici diversi, con gazebo orientaleggianti, tempietti greci, padiglioni indiani, vasche piastrellate in stile arabo ecc.

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L’eclettismo in Gran Bretagna

Verso la fine del Settecento la Gran Breatgna fu tra i primi paesi europei in cui si svilupparono da un lato la curiosità e l’interesse per l’esotico, dall’altro la tendenza alla contaminazione fra gli stili del passato. Tale nuovo atteggiamento stilistico si manifestò in primo luogo nei giardini, improntati al gusto per il pittoresco, dal quale l’eclettismo prese le mosse.

Presto l’architettura residenziale fu largamente improntata al neogotico, che divenne per tutto il periodo vittoriano lo stile nazionale, insieme con la ripresa dell’architettura elisabettiana. James Wyatt fu tra i pionieri del Gothic Revival, con il suo intervento tra 1796 e 1807 nell’abbazia di Fonthill nel Wiltshire (oggi distrutta); negli anni seguenti la nuova moda si diffuse enormemente, interessando edifici religiosi, case di campagna, palazzi pubblici.

Tra i maggiori monumenti eclettici inglesi conservatisi fino a oggi, spiccano il neogotico Palazzo del Parlamento a Londra, realizzato fra il 1840 e il 1860 su progetto di Charles Barry e Augustus Welby Pugin, e il Padiglione Reale di Brighton, costruito fra il 1815 e il 1823 su progetto di John Nash, in stile orientaleggiante.

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L’architettura eclettica in Francia

Anche in Francia l’architettura eclettica propose stilemi neogotici, incoraggiata anche dalla Commission des monuments historiques, che programmava il restauro degli edifici medievali. Fra il 1858 e il 1867 Eugène Viollet-le-Duc operò profondi rifacimenti in stile neogotico nel castello di Pierrefonds, nei dintorni di Parigi; intervenne nella Cattedrale di Notre-Dame, alla quale aggiunse la Grande Guglia (alta 96 metri); lavorò nell’abbazia di Saint-Denis, nella Cattedrale di Amiens e nel centro medievale di Carcassonne.

Notevole successo ebbe in Francia anche lo stile neobarocco, splendidamente testimoniato dal grande scalone dell’Opéra di Parigi (1861-1875), ideato da Charles Garnier.

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