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Struttura articolo
Introduzione; Origini di una tendenza; L’eclettismo in Gran Bretagna; L’architettura eclettica in Francia; L’eclettismo nei Paesi Bassi; L’eclettismo in Germania; L’eclettismo in Italia
Il maggior rappresentante dell’architettura eclettica nei Paesi Bassi fu Petrus Josephus Hubertus Cuypers, autore di diversi restauri compiuti sotto l’influenza del francese Viollet-le-Duc. I suoi edifici più celebri sono il Rijksmuseum (1876-1885) e la Stazione centrale di Amsterdam.
In Germania la personalità più significativa dell’eclettismo fu l’architetto Gottfried Semper, che riprese gli stilemi dell’architettura rinascimentale italiana, ad esempio nel neocinquecentesco Teatro dell’Opera (1838-1841) di Dresda; nella Sinagoga, sempre a Dresda, fece invece coesistere elementi lombardi e moreschi.
Nell’Italia risorgimentale l’esigenza di creare uno stile nazionale che superasse i regionalismi portò all’affermazione di un linguaggio monumentale, nel quale venivano rielaborati ora modelli costruttivi e decorativi dell’antica Roma, ora stilemi propri dell’architettura cinquecentesca. Lo stile eclettico ebbe uno dei più precoci interpreti in Giovanni Battista Piranesi, che nelle incisioni pubblicate nel 1769 con il titolo Diverse maniere di adornare i camini e ogni altra parte degli edifici rivelò una profonda conoscenza delle arti antiche. Tra il XIX secolo e i primi decenni del Novecento la corrente eclettica nell’architettura italiana conobbe esponenti di primo piano, come Giuseppe Jappelli (Caffè Pedrocchi, Padova), Pietro Estense Selvatico (facciata di San Pietro a Trento), Carlo Maciachini (Cimitero Monumentale, Milano), Camillo Boito, Gino Coppedè, Luca Beltrami, Ruggero Berlam (Sinagoga di Trieste), i fratelli Bagatti Valsecchi (Palazzo Bagatti Valsecchi, Milano), Giuseppe Sacconi (monumento a Vittorio Emanuele II, Roma).
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