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Risultati di Windows Live® Search Cahiers du Cinéma Periodico di critica cinematografica pubblicato a partire dal 1951, cofondato e diretto da André Bazin e Jacques Doniol-Valcroze. “Cahiers du Cinéma” cambiò il modo di far critica al cinema, spostando con la politique des auteurs (la “politica degli autori”) l’enfasi dall’interpretazione letteraria o storicistica verso l’unicità del regista come responsabile della resa per immagini di un film (vedi regia cinematografica). Partendo dalla verità “ontologica” del cinema sostenuta da Bazin (e condensata nella celebre frase di Jean-Luc Godard “se la fotografia è verità, il cinema è verità 24 volte al secondo”), identificata al suo massimo nel neorealismo di Roberto Rossellini, i giovani critici in forza alla rivista – i futuri registi della Nouvelle Vague Godard, François Truffaut, Claude Chabrol, Jacques Rivette ed Eric Rohmer – rovesciarono polemicamente la “vecchia guardia” del cinéma de papa, con la sua tradizione di “qualità francese”, preferendo Jean Renoir, Jacques Becker, Jacques Tati, Robert Bresson e Max Ophüls a Marcel Carné, René Clément, Henri Clouzot e André Cayatte. Ancora più radicale fu la rivalutazione di quelli che allora venivano considerati solo abili mestieranti del cinema, come Alfred Hitchcock e Howard Hawks, rispetto ad autori consolidati come John Huston e Billy Wilder. Cambiato radicalmente l’approccio della critica internazionale al film, con il 1968 i “Cahiers du Cinéma” si avvicinarono alla semiotica di stampo marxista e al cinema extraeuropeo (africano e orientale), trovando poi nuova linfa nell’intelligenza sempre viva di Serge Daney e nell’appassionata cinefilia di un altro critico con un futuro da regista, Olivier Assayas.
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