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Tairov, Aleksandr

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Tairov, Aleksandr (Romny 1885 - Mosca 1950), attore e regista russo. Dopo aver recitato dal 1905 al 1913 in numerosi allestimenti, tra cui Suor Beatrice (1906) di Maeterlinck e La baracca dei saltimbanchi (1906) di Blok per la regia di Mejerchol’d, nel 1913 diresse Il velo di Pierrette di Schnitzler al Teatro Libero di Mosca. Nel 1914 creò con alcuni giovani attori il Teatro da Camera esordendo con Sakuntala del poeta indiano Kalidasa. Fu l’inizio di una ricerca all’insegna dell’avanguardia e delle collaborazioni con i maggiori esponenti delle nuove correnti pittoriche, tra cui Alexandra Ekster (in Tamiri il citaredo di Innokentij Annenskij, e in Salomé di Wilde, 1917), Larionov e Gončarova (in Il ventaglio di Goldoni, 1915), Aristarkh Lentulov (in Le allegre comari di Windsor di Shakespeare, 1916). Il suo teatro oscillò tra acrobatismi da Commedia dell’Arte (Re Arlecchino di Rudolf Lothar, L’opera da tre soldi di Brecht e Weill, 1930) e gestualità rituale tragica (Adriana Lecouvreur di Scribe, 1919; Romeo e Giulietta di Shakespeare, 1921; Fedra di Racine, 1922; la trilogia di O’Neill La scimmia villosa, Desiderio sotto gli olmi, Tutti i figli di Dio, 1929), sino ad approdare al nuovo repertorio sovietico postrivoluzionario con Una tragedia ottimistica (1933) di Vsevolod Visnevskij, e infine ai classici (Madame Bovary dall’omonimo romanzo di Flaubert, 1940; Il gabbiano di Čechov, 1944; Il vecchio di Gor’kij, 1946). Raccolse le proprie riflessioni sulla pratica teatrale in Appunti di un regista (1921), un breviario ancor oggi di grande attualità.

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