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Analisi delle feci Analisi di laboratorio di tipo chimico, batteriologico e parassitologico che si esegue sulle feci, per lo studio delle patologie dell’apparato digerente.
Il campione di feci viene preliminarmente sottoposto a indagine macroscopica, che rileva la quantità, il colore e l’eventuale presenza patologica di muco. La quantità, che nel soggetto con dieta normale si aggira sui 200 g al giorno, può aumentare fisiologicamente nei regimi alimentari ricchi di vegetali, o patologicamente in caso di insufficienza biliare o pancreatica, enterite o morbo celiaco. Il colore, generalmente bruno per la presenza di stercobilina, può variare con l’alimentazione o per la presenza di processi patologici, diventando color argilla nell’insufficienza pancreatica e nell’ittero ostruttivo, rosso nel caso sia presente sangue proveniente da emorragie del colon, del sigma o del retto, color pece nelle emorragie gastriche (fenomeno che prende il nome di melena). Il campione viene anche esaminato al microscopio, dopo opportuna preparazione; ciò permette di rilevare la presenza di residui alimentari che non assumono un particolare significato patologico se sono scarsi e che, invece, possono costituire un indizio di patologie gastriche o pancreatiche se sono presenti in quantità eccessiva.
Tra gli esami chimici, quello che riveste maggiore importanza è la ricerca del sangue occulto, con il quale è possibile rilevare la presenza di tracce anche minime di sangue. L’esame viene eseguito su un campione raccolto dopo che il paziente ha seguito per alcuni giorni una dieta a basso contenuto di carne; se risulta positivo, indica un sanguinamento gastrointestinale cronico, segno di possibile ulcera, diverticolosi o neoplasia. L’esame riveste particolare importanza nei pazienti che presentano una particolare forma di anemia, detta anemia ipocromica microcitica (caratterizzata da globuli rossi di piccole dimensioni e da bassi livelli di ferro).
La ricerca nel campione di feci di batteri eventualmente presenti permette l’identificazione dell’agente eziologico che causa determinate patologie. In particolare, nelle forme caratterizzate da diarrea viene ricercata la presenza di enterobatteri, gruppo di microrganismi aerobi Gram-negativi produttori di endotossine che hanno come veicolo di trasmissione acqua e cibo contaminati con materiale fecale, e di cui fanno parte i batteri dei generi Salmonella, Shigella, Escherichia e Klebsiella. Le due specie Salmonella thypi e S. parathypi sono vettori nell’uomo della febbre tifoide che, caratterizzata da febbre elevata, è generalmente associata all’ingrossamento del fegato e della milza e inoltre può condurre a complicanze quali enterorragie (emorragie della mucosa intestinale) e perforazioni intestinali. I batteri del genere Shigella si riscontrano nelle feci di soggetti colpiti da colite acuta infettiva, associata generalmente a rialzo febbrile; nei casi più gravi, possono provocare la comparsa di lesioni ulcerative sulla superficie del colon. La specie Escherichia coli si rileva in varie forme diarroiche, come la cosiddetta “diarrea del viaggiatore”, patologia che, dopo un periodo di incubazione che può arrivare a 72 ore dal contagio, si manifesta con un quadro clinico variabile da una lieve diarrea associata a crampi addominali e scarso o nullo rialzo febbrile, a una forma fulminante simile al colera. Il genere Klebsiella è agente eziologico responsabile di sindromi diarroiche acute nei bambini e nei soggetti debilitati.
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