![]() |
Risultati di Windows Live® Search
Risultati di Windows Live® Search Struttura articolo
Introduzione; Emostasi e coagulazione del sangue; Fasi della coagulazione; Disturbi della coagulazione
Coagulazione Formazione di un agglomerato solido, detto coagulo, a partire da un fluido organico. In fisiologia, il termine si riferisce al sangue.
La coagulazione costituisce la terza e più complessa fase del processo di emostasi, attraverso il quale avviene l’arresto spontaneo di una emorragia, cioè del sanguinamento dai vasi lesionati in corrispondenza di una ferita. Il primo evento della emostasi è la vasocostrizione, che riduce l’afflusso del sangue limitandone la perdita; viene innescata dalla serotonina e da altri composti liberati dalle piastrine circolanti laddove l’endotelio che riveste la superficie interna dei vasi sanguigni risulta danneggiato. Il restringimento del vaso favorisce l’agglomerarsi delle piastrine e la formazione del tappo piastrinico, che costituisce la seconda fase del processo emostatico. Il cumulo di questi elementi sanguigni non è in grado di ostruire la lesione per il tempo necessario alla ricostituzione dell’integrità delle pareti del vaso; per tale motivo, il tappo piastrinico viene sostituito dal più resistente coagulo, la cui formazione avviene attraverso una sequenza di reazioni e richiede l’intervento coordinato di fattori già presenti nel plasma.
La coagulazione determina la trasformazione di una proteina solubile del plasma, il fibrinogeno, nella proteina insolubile fibrina; questa precipita sotto forma di filamenti che, intrecciandosi fra loro, imbrigliano gli elementi cellulari del sangue e formano una resistente chiusura della lesione, il coagulo. La conversione da fibrinogeno a fibrina richiede l’intervento di un enzima, la trombina, presente normalmente nel sangue in forma inattiva, la protrombina. L’attivazione dell’enzima è possibile per intervento di alcuni fattori che possono essere prodotti dai tessuti danneggiati e dalle piastrine, e in parte si trovano già nel plasma; tra questi, particolarmente importante è il fattore X, la cui funzione si esplica in presenza di ioni calcio Ca++ e del fattore V. L’attivazione del fattore X è determinata, a sua volta, da due sequenze di reazioni che si svolgono in modo concomitante. La prima, detta via intrinseca, coinvolge il fattore XII, il fattore IX (o antiemofilico B) e il fattore VIII, composti normalmente presenti nel plasma. La seconda via, detta estrinseca, richiede la tromboplastina tissutale, secreta dall’endotelio del vaso danneggiato, e la tromboplastina piastrinica, prodotta dai trombociti; avviene in presenza del fattore VII (o proconvertina). La conversione del fibrinogeno operata dalla trombina porta, in realtà, alla sintesi di una fibrina instabile; la definitiva struttura di questa proteina viene raggiunta mediante l’intervento del fattore XIII che promuove la formazione di legami covalenti e il raggiungimento di una maggiore stabilità chimica e conformazionale delle molecole. Per effetto di proteine ad azione contrattile contenute nelle piastrine (trombostenine), il coagulo tende a restringersi, fenomeno noto come retrazione del coagulo. La rete di fibrina diviene più fitta e trattiene in modo più stabile gli elementi corpuscolati del sangue; dal coagulo si separa un fluido chiaro, il siero. Nel sangue circolano sostanze che hanno effetto regolativo sui processi di emostasi; in particolare l’eparina, prodotta dal fegato e accumulata nei granulociti basofili e nei mastociti del tessuto connettivo. Il fegato elabora anche numerosi altri composti coinvolti nel processo di coagulazione. La vitamina K è indispensabile per l’attività dei fattori VII, IX e X che, per questo motivo, sono detti K-dipendenti.
La sequenza di eventi che si susseguono nella coagulazione viene alterata se anche uno solo dei fattori che vi partecipano è assente o non esplica correttamente la sua funzione. È quanto avviene nel caso della porpora o dell’emofilia, malattia ereditaria causata da un gene legato al cromosoma sessuale X e che determina la carenza del fattore VII o del fattore IX. Una sindrome emorragica può verificarsi anche per una insufficiente disponibilità di vitamina K. Questa nell’uomo viene introdotta tramite gli alimenti ed è apportata anche dalla flora batterica presente nell’intestino; condizioni di malnutrizione, malattie da malassorbimento o l’impiego di farmaci come sulfamidici e antibiotici, che interferiscono sulla flora batterica, annullano o riducono la disponibilità della vitamina K e, di conseguenza, interferiscono con la coagulazione. Il trattamento delle patologie emorragiche richiede trasfusioni sanguigne e la somministrazione di farmaci antiemorragici. L’impiego di anticoagulanti è invece indicato in situazioni patologiche come l’embolia, l’infarto, la trombosi nelle quali il sangue tende a coagulare anche in assenza di lesioni dei vasi e a formare trombi, ovvero masserelle che vengono trasportate dal torrente circolatorio.
|
© 2008 Microsoft
![]() ![]() |