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Struttura articolo
I mononucleati sono dotati di un nucleo di forma tondeggiante e di movimento ameboide. Possono dividersi per mitosi, formando così nuove cellule, ma solo quando si trovano nel tessuto connettivo o in organi in cui avviene l’emopoiesi.
I linfociti sono coinvolti nella risposta immunitaria e si formano a partire da un progenitore linfoide comune. Hanno dimensioni comprese tra 5-8 µm e 12-15 µm. Sono in grado di spostarsi con movimenti ameboidi, ma non hanno attività fagocitica. La loro superficie presenta numerose sottili estroflessioni, dette microvilli. Sono presenti nel sangue e nella linfa; si infiltrano nel tessuto connettivo lasso e costituiscono il parenchima degli organi linfatici (linfonodi, tonsille, timo e aggregati linfatici dell’apparato respiratorio, escretore e digerente). I linfociti T sono coinvolti con l’immunità mediata da cellule. Come indicato dalla lettera T, si sviluppano nel timo; sono capaci di distinguere gli antigeni non-self, ovvero, per semplificare, le molecole estranee all’organismo. Possono vivere anche per molti mesi o anni. In presenza di sostanze antigeniche, si trasformano in linfociti di quattro diverse tipologie: i linfociti T-killer (o citotossici o T-CD8+), capaci di attaccare e neutralizzare le cellule infettate da agenti patogeni o cellule tumorali, grazie alla liberazione di proteine che ne disgregano la membrana plasmatica; i linfociti T-helper (o coadiuvanti o T-CD4+), indispensabili per l’azione delle altre cellule del sistema immunitario, soprattutto perché producono citochine ad azione stimolatrice; i linfociti-soppressori, che disattivano l’azione immunitaria dei linfociti T-killer e dei linfociti B; infine, cellule T della memoria, che entrano in azione nel caso di nuove esposizioni all’agente patogeno. I linfociti B sono responsabili dell’immunità mediata da anticorpi (o umorale). Devono il loro nome (B) all’organo in cui vengono prodotti negli uccelli, chiamato “borsa di Fabrizio”, posto in prossimità della cloaca. Nei mammiferi questa struttura non esiste, ma vi è un sistema di tessuti linfatici detto “equivalente borsale”, che comprende il midollo osseo e altre regioni linfatiche della mucosa dell’apparato digerente. I linfociti B sopravvivono per pochi giorni. In presenza di sostanze antigeniche estranee, si attivano e danno origine a grandi plasmacellule, deputate alla liberazione di anticorpi nel sangue, e alle cellule B della memoria, responsabili dell’immunità a lungo termine e capaci di attivarsi in caso di successive esposizioni all’agente patogeno estraneo. I linfociti NK, o natural-killer, agiscono contro le cellule infettate da virus, scavandovi pori mediante la liberazione di particolari proteine. Insieme alle cellule ad azione fagocitaria (macrofagi), i linfociti NK esplicano una delle difese aspecifiche dell’organismo, che intervengono appena agenti estranei superano le barriere della pelle e delle mucose.
I monociti hanno diametro compreso tra 12 e 18 µm e un nucleo a forma di ferro di cavallo. Si formano dal midollo osseo a partire da cellule dette promonociti; permangono come monociti nel sangue solo 1-2 giorni, quindi migrano nel tessuto connettivo lasso, dove si trasformano in cellule più grandi, i macrofagi. Dunque, macrofagi e monociti rappresentano due stadi di uno stesso tipo cellulare. I macrofagi in caso di infiammazioni esplicano un’intensa attività fagocitica degli agenti patogeni e di eventuali particelle estranee penetrate nell’organismo; in particolare, producono sostanze batteriolitiche. Intervengono nelle infiammazioni più tardivamente rispetto ai granulociti neutrofili, distruggendo i residui dei microrganismi ancora presenti.
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