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Malattia di Tay-Sachs

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Introduzione

Malattia di Tay-Sachs Malattia rara di origine genetica, a carattere neurodegenerativo. Risulta particolarmente frequente in alcuni gruppi etnici, in particolare gli ebrei ashkenaziti, i canadesi francesi del Québec meridionale e i cajuni della Louisiana sudoccidentale. All’origine della sindrome è una mutazione nel gene HEXA localizzato sul cromosoma 15, i cui effetti si manifestano solo quando ne sono affette entrambe le copie presenti nel patrimonio genetico dell’organismo; se una copia presenta il difetto e l’altra copia è sana, l’individuo non si ammala ed è detto portatore sano, potendo trasmettere il gene mutato ai figli. La Tay-Sachs fa parte del gruppo delle malattie dette autosomiche recessive, che sono cioè determinate da un gene recessivo posto in uno dei cromosomi non sessuali (autosomi); tra le altre vi sono, ad esempio, l’emocromatosi, l’alcaptonuria, la fenilchetonuria e la talassemia.

Il gene HEXA controlla la sintesi di un enzima che svolge la sua azione all’interno dei lisosomi, organuli in cui vengono degradate le sostanze nocive per la cellula. Normalmente questa proteina, detta β-esoaminidasi A, scompone una molecola lipidica indicata come ganglioside GM2, evitandone l’accumulo a livello dei neuroni. Il difetto del gene produce una mancata o incompleta funzionalità dell’enzima, con il risultato che il ganglioside si accumula nel sistema nervoso e determina progressivamente un processo neurodegenerativo.

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Sintomi

Sono note tre varianti: la forma infantile, la giovanile e quella tardiva. La più comune è la prima; si manifesta verso i sei mesi di età in bambini apparentemente sani, nei quali comporta la diminuzione delle facoltà visive, delle capacità motorie e dell’attenzione verso l’ambiente circostante; l’esito è infausto e provoca la morte verso i 5 anni. In questi pazienti vi è una totale mancanza dell’enzima.

Livelli ridotti della β-esoaminidasi A caratterizzano invece i malati della forma giovanile; i sintomi – debolezza muscolare, difficoltà posturali e del linguaggio, tremore – compaiono tra i 2 e i 5 anni e seguono un decorso più lento; la morte sopraggiunge verso i 15 anni.

Verso la metà degli anni Settanta fu identificata la terza variante della malattia di Tay-Sachs, le cui manifestazioni venivano precedentemente attribuite ad altre patologie neurodegenerative, come la sclerosi laterale amiotrofica o l’atassia di Friedreich. Appare tra i 15 e i 30 anni in modo spesso subdolo, provocando tremori, instabilità dell’umore, frequenti crampi muscolari. I sintomi neurologici insorgono più lentamente e comprendono disturbi del linguaggio, distonia muscolare, mancanza di coordinazione, difficoltà della memoria e dell’apprendimento, alterazioni comportamentali, còrea. Possono ricorrere anche episodi psicotici o depressivi. La gravità e il tipo di sintomi sono comunque piuttosto variabili anche tra individui che appartengono allo stesso gruppo familiare. Poiché la scoperta di questa variante è relativamente recente e per la sua rarità (finora sono stati segnalati un centinaio di casi), non si hanno ancora dati certi riguardo alla speranza di vita di questi pazienti e all’evolversi della patologia.

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Terapia

La diagnosi della malattia di Tay-Sachs avviene mediante analisi del sangue e dosaggio dell’enzima nel siero, nei globuli bianchi e nei fibroblasti presenti nel tessuto connettivo della pelle. Per la diagnosi prenatale si ricorre inoltre ad analisi molecolare del DNA allo scopo di individuare la mutazione del gene sul cromosoma 15. Una terapia risolutiva allo stato attuale non è possibile, ma risultati incoraggianti sono stati ottenuti con farmaci inibitori della sintesi dei gangliosidi nei pazienti affetti dalla forma tardiva; in questi possono essere somministrati anche farmaci anticonvulsivanti, antidepressivi triciclici o antipsicotici come le fenotiazine. L’efficacia di un simile trattamento negli individui con forma infantile, la più frequente, è assai limitata anche perché non è possibile valutare il grado del danno neurologico subito dal bambino durante lo sviluppo fetale. Si ripongono speranze nello sviluppo della terapia genica.

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