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Sieroterapia Pratica di immunizzazione passiva, che consiste nella somministrazione di siero contenente anticorpi specifici contro un determinato agente patogeno (antisiero). Gli anticorpi impiegati sono anche detti antitossine. La sieroterapia potenzia le difese immunitarie del paziente attraverso gli anticorpi provenienti da un donatore esterno, ma non stimola la sintesi di nuovi anticorpi: per tale motivo, l’immunità da essa indotta si dice passiva. Permette una risposta dell’organismo all’agente patogeno immediata, dato che gli anticorpi non devono essere sintetizzati dal ricevente; gli anticorpi inoculati sopravvivono però per breve tempo (in media 15 giorni). La sieroterapia fu introdotta nel 1890, quando il batteriologo giapponese Kitasato Shibasaburo e il tedesco Emil von Behring dimostrarono l’efficacia dell’impiego di un siero contenente anticorpi nella cura e nella prevenzione del tetano e della difterite.
L’antisiero viene preparato a partire da donatori animali, come il cavallo, che siano stati precedentemente vaccinati allo scopo di stimolarne la produzione di anticorpi. Si esegue sull’animale un prelievo di sangue e, dopo formazione del coagulo sanguigno, se ne estrae il siero. Questo deve essere purificato dalla sua frazione proteica, dato che le proteine non anticorpali in esso contenute potrebbero comportarsi da antigeni nell’organismo ricevente e scatenare una grave risposta immunitaria (un immediato shock anafilattico o, dopo alcuni giorni, la cosiddetta malattia da siero, una reazione caratterizzata dalla comparsa di orticaria e altri disturbi allergici). L’antisiero viene somministrato per via parenterale, ovvero per bocca. Vi sono anche antisieri provenienti da donatori umani di recente vaccinazione, composti da alcuni anticorpi (o gammaglobuline), in concentrazione di circa dieci volte quella originaria. Questi preparati risultano essere di più sicuro utilizzo per la scarsa immunogenicità nei confronti del ricevente. Vengono somministrati per via intramuscolare.
L’utilizzo di antisieri si rende necessario nella prevenzione (sieroprofilassi) o nella terapia di alcune gravi infezioni, quali il botulismo, il tetano, la difterite e la gangrena gassosa; e nella prevenzione della rabbia e della rosolia. Vi si ricorre anche in condizioni più specifiche, come nelle gestanti qualora si tema una reazione anticorpale anti-Rh e vi sia la possibilità di eritroblastosi fetale; e nei soggetti che hanno subito un trapianto, allo scopo di ridurne il fenomeno del rigetto (in tal caso, si somministra un siero contenente anticorpi antilinfocitari). Si usano anche per il trattamento degli avvelenamenti da veleno di serpente. Prima dell’avvento degli antibiotici, l’uso di antisieri era esteso a pazienti colpiti da malattie batteriche, come la polmonite da pneumococco e la meningite meningococcica.
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