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Pap-test In ginecologia, test citologico utilizzato per la diagnosi precoce del carcinoma del collo dell’utero (o cervice). Fu introdotto nel 1943 dall’anatomista greco George N. Papanicolaou; si è diffuso grazie alla crescente consapevolezza che la prevenzione costituisce un elemento fondamentale nella terapia del cancro, e alla maggiore informazione delle donne nella cura della propria salute. L’intervento tempestivo su un carcinoma ne riduce la mortalità e permette di mantenere il più possibile la capacità riproduttiva della paziente.
Il pap-test viene eseguito introducendo nella vagina uno speciale strumento, lo speculum, che permette di osservare il collo dell’utero; quindi, mediante un’apposita spatola in legno o plastica e una sorta di spazzolino a setole morbide, si preleva un campione delle cellule cervicali, che viene strisciato su un vetrino per l’esame al microscopio. Le cellule, di tipo epiteliale, vengono raccolte dalla superficie esterna della cervice, da quella interna e dalla mucosa vaginale. Il test, che è consigliabile eseguire ogni due anni a partire dall’inizio della attività sessuale, è rapido e indolore; non può essere eseguito durante la mestruazione e deve essere eseguito preferibilmente evitando nelle 24 ore precedenti sia rapporti sessuali che l’uso di lavande vaginali.
La risposta al test di Papanicolaou viene suddivisa in cinque classi. La I classe indica che nel campione sono state osservate cellule normali. La II e la III rivela la presenza di cellule non maligne ma che presentano condizioni infiammatorie o atipiche, dovute a infezioni da virus (come il papillomavirus), batteriche (ad esempio, Chlamydia) o da protozoi (come Trichomonas vaginalis). Le classi IV e V indicano la positività del test per la ricerca di cellule cancerose rispettivamente in una fase iniziale o in fase più avanzata; in altri termini, nel campione si rilevano rispettivamente poche cellule di neoformazione (neoplastiche), spesso aventi forma e dimensioni differenti da quelle normali, oppure numerose cellule con caratteristiche di malignità. La positività del test dunque non significa necessariamente che la paziente sia affetta da carcinoma della cervice, ma che nel prelievo si osservano cellule anomale. Se la causa è di natura infiammatoria, un’adeguata terapia porterà alla scomparsa di tali anomalie. In caso di risultati sospetti, il medico può procedere con ulteriori accertamenti, quali la biopsia e la colposcopia (esame della cavità vaginale e della cervice attraverso uno strumento simile a un microscopio). Durante l’esecuzione del pap-test sulla superficie esterna della cervice possono essere una o più piaghe. Tale condizione non ha una particolare importanza patologica e necessita solamente di un controllo annuale.
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