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Classico

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Introduzione

Classico Termine che deriva dalla parola latina classicus, che letteralmente significa “appartenente alla prima classe dei cittadini”, e che venne adoperata poi, in senso traslato, con il valore di “ottimo, eccellente”.

Il concetto a cui è legata questa parola, in età moderna, è usato in almeno tre accezioni fra loro abbastanza diverse. Una prima tende a identificare globalmente l’idea di classico con l’antichità greco-romana; una seconda, più circoscritta, associa l’idea di classico a una precisa fase storica e artistica del mondo greco; una terza, infine, apparenta l’idea di classico ad autori o opere d’ogni tempo che abbiano raggiunto un particolare grado di universalità e compiutezza espressiva.

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Antica Grecia e Antica Roma: la “civiltà classica”

L’identificazione del mondo greco-romano con il concetto di “classico” è piuttosto diffusa e in un certo senso del tutto convenzionale, poiché si è persa oggi l’idea che a quel concetto vada associato anche un senso di superiorità nei confronti di altre epoche storiche.

Si parla infatti senza enfasi di “età classica” o di “civiltà classica” per indicare il lasso di tempo che va dall’epoca greca arcaica fino, grosso modo, alla caduta dell’impero romano d’Occidente o almeno fino all’affermazione del cristianesimo, dando vita in questo caso a un’ulteriore, e forse artificiosa, accezione di “classico” inteso come “pagano” in contrapposizione a “cristiano”. Allo stesso modo, nel linguaggio quotidiano si fa riferimento agli “studi classici” (la filologia classica, l’archeologia classica, la storia greca e romana) e ai “classicisti”, ovvero agli studiosi del mondo antico greco e romano.

Così però non è stato in epoche passate, che hanno invece pensato alla Grecia antica e a Roma antica (vedi Età monarchica; Età repubblicana; Età imperiale) come a una fase insuperabile dell’esistenza umana dal punto di vista politico, artistico e letterario: e cioè a una fase “classica” nell’originaria accezione di “ottimo, eccellente”. Questo concetto di ideale superiorità ha dato vita al cosiddetto “classicismo”, fenomeno culturale di adesione ai principi e ai canoni del mondo classico, che ha interessato, nelle diverse epoche della cultura europea, la letteratura e le arti figurative (vedi Classicismo: letteratura e Classicismo: arte), fondandosi sul principio di valorizzazione e imitazione delle forme letterarie e artistiche greche e latine, considerate come modello di perfezione. Fondamentale, oltre allo studio dei modelli classici, è stata la ripresa degli ideali di armonia e di equilibrio compositivo, che l'estetica classica derivava da presupposti filosofici e morali.

Nella storia della cultura italiana, epoche maggiormente permeate di classicismo furono l’Umanesimo, il Rinascimento (vedi Rinascimento e Arte del Rinascimento), e, con tutta la sua specificità, il cosiddetto “neoclassicismo” (vedi Neoclassicismo: letteratura e Neoclassicismo: arte). Al contrario, il movimento che avversò con maggior forza il classicismo fu il romanticismo (vedi Romanticismo: letteratura e Romanticismo: arte) tanto che, nell’ambito della letteratura italiana di primo Ottocento, la contrapposizione estetica dei due modelli ebbe la denominazione di “battaglia classico-romantica”.

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L’età “classica” del mondo greco

Una concezione evoluzionistica degli eventi storici, ma soprattutto della storia dell’arte, ha voluto individuare nell’ambito del mondo greco-romano (e cioè della “civiltà classica”) un periodo davvero “classico” nel senso di “ottimo, eccellente”. Muovendo da tali presupposti, enunciati già da Cicerone, Plinio il Vecchio, Quintiliano e teorizzati poi nel Settecento dallo storico dell’arte Johann Winckelmann, si è consolidato l’uso di parlare di “età classica” soprattutto in riferimento a una fase dell’arte greca e della letteratura greca, e quindi, in senso più lato, in riferimento alla storia della Grecia antica dall’età delle guerre persiane alla morte di Alessandro Magno (475 ca. - 323 a.C.: la cosiddetta “età di Pericle”), considerandola come un periodo esemplare della storia dell’umanità.

Oggi, però, il termine “classico” associato a una fase storica o di storia dell’arte e della letteratura greca ha perduto ogni valore di tipo qualitativo, assumendone esclusivamente uno di tipo cronologico: parlare dunque di Grecia “classica”, collocandola tra quella “arcaica” e quella “ellenistica”, significa fare ricorso a una periodizzazione convenzionale e non certo accogliere acriticamente le vecchie teorie evoluzionistiche.

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Il concetto di “classico” senza tempo

In senso estensivo si parla di “classici” in riferimento ad artisti e a opere che, per il loro valore stilistico e formale, siano assurti a punti di riferimento nell’ambito di un preciso contesto culturale. Classici, insomma, sono oggi per noi tutti quegli artisti e letterati che, esempi più alti della cultura e della civiltà del loro tempo, immaginiamo possano essere considerati “imprescindibili” dalla cultura e dalla civiltà d’ogni tempo.

Non è possibile fare un pur sommario elenco di “classici”, che risulterebbe del tutto arbitrario: ogni epoca infatti “sente” come tali non sempre gli stessi. Certo è però che nella cultura italiana, anche alla luce della loro massiccia presenza nei corsi di studio a indirizzo liceale, Omero, Cicerone e Virgilio sono oggi sentiti come i maggiori “classici” letterari del mondo antico, mentre Dante, Petrarca, Boccaccio e Manzoni, letti ormai da numerose generazioni di studenti, hanno assunto il ruolo di “classici” della nostra letteratura.

Passando all’ambito storico-artistico, il discorso si complica ulteriormente; e se Fidia ha assunto ormai da tempo il ruolo di artista greco “classico” per eccellenza, è difficile fare dei nomi per le successive fasi dell’arte italiana, anche se l’eredità di un artista come Michelangelo, per citarne solo uno a titolo esemplificativo, viene certamente sentita come universale.

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