![]() |
Risultati di Windows Live® Search
Risultati di Windows Live® Search American Federation of Labor o AFL Confederazione sindacale statunitense, creata nel 1886 e oggi riunita nell’AFL-CIO con il Congress of Industrial Organizations. Nata sotto l’impulso e la guida di Samuel Gompers (1850-1924), l’AFL ebbe come obiettivo l’organizzazione dei lavoratori specializzati, in contrapposizione con i Knights of Labor (“Cavalieri del lavoro”), un sindacato fondato nel 1869 e forte soprattutto tra i lavoratori del settore minerario e dei trasporti. Costituita da sindacati di categoria che godevano di piena autonomia, l’AFL conquistò l’adesione di molti lavoratori lanciando la parola d’ordine della giornata lavorativa di otto ore e richiedendo salari più alti e migliori condizioni di lavoro. Nel 1900 contava già un milione di iscritti, divisi in 25 diverse organizzazioni di settore. Cresciuta considerevolmente durante i primi due decenni del XX secolo, vide diminuire i suoi affiliati durante gli anni Venti e soprattutto nel primo periodo della Grande Depressione, per poi tornare a crescere, favorita dal New Deal promosso dall’amministrazione di Franklin D. Roosevelt, nella seconda metà degli anni Trenta. Nel 1938 l’AFL subì la scissione del Congress of Industrial Organizations (CIO), che, costituitosi nel 1935, organizzava otto federazioni sindacali rivolte ai lavoratori non specializzati della grande industria, compresi quelli di colore sino ad allora non accettati nell’AFL. Il CIO divenne potentissimo nelle maggiori industrie del paese, a cominciare da Ford e General Motors. Negli anni seguenti le due organizzazioni si rafforzarono ulteriormente, raddoppiando ognuna il numero degli iscritti e alla fine della seconda guerra mondiale gli affiliati di AFL e CIO erano circa 14 milioni, la gran parte dei lavoratori sindacalizzati degli Stati Uniti. Nel dopoguerra la politica antisindacale dell’amministrazione Truman, culminata nel 1947 nella legge Taft-Hartley, che poneva severe limitazioni al potere delle confederazioni, costrinse AFL e CIO a fare fronte comune fino a prendere in considerazione una riunificazione, resa possibile dalla scomparsa quasi contemporanea (1952) dei due leader e rivali Philip Murray e William Green e dall’espulsione dal CIO dei sindacati più combattivi, tra i quali soprattutto gli United Electrical Workers, tacciati di comunismo. Riequilibrate così le forze, le due organizzazioni si riunirono nel 1955 nell’AFL-CIO. La nuova, potentissima confederazione comprendeva 109 sindacati di categoria provenienti dall’AFL e 32 dal CIO, per un totale di quasi sedici milioni di aderenti. Nel 1957 l’AFL-CIO espulse il potente sindacato dei trasporti – la Teamsters Union, accusata di corruzione – perdendo tre milioni di iscritti. Negli anni Ottanta, con la forte ristrutturazione industriale (e la conseguente perdita di milioni di posti di lavoro) voluta dalla politica di deregulation introdotta dall’amministrazione di Ronald Reagan, l’AFL-CIO perse una cospicua parte del suo seguito. Nel 1987, in seguito al ritorno dei teamsters nella federazione, contava 14 milioni di iscritti. Negli ultimi anni il sindacato americano ha adottato una nuova strategia nel tentativo di coinvolgere anche quella parte del mondo del lavoro dequalificata e scarsamente sindacalizzata, rivolgendosi in particolare ai lavoratori afroamericani e ispanici, alle donne e ai giovani.
© 1993-2008 Microsoft Corporation. Tutti i diritti riservati. |
© 2008 Microsoft
![]() ![]() |