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Terreno di coltura (microbiologia) In microbiologia, substrato impiegato per coltivare sperimentalmente colonie batteriche.
Il terreno di coltura può essere liquido, e in tal caso viene contenuto in provette nelle quali la crescita dei batteri viene evidenziata dall’intorbidamento della soluzione colturale; in base alle caratteristiche delle diverse specie, l’intorbidamento può essere diffuso a tutta la soluzione oppure a fiocchi, granulare, o presentarsi solo sulla pellicola superficiale della soluzione. Il terreno di coltura può anche essere solido; viene allora conservato in capsule Petri, bassi recipienti di vetro di forma circolare.
La composizione chimica del terreno varia in relazione delle esigenze nutritive della o delle specie batteriche che si intende sviluppare. Il terreno di base, impiegato nel caso di specie non particolarmente esigenti, è quello denominato brodo-normale; è formato da una soluzione contenente composti proteici (peptoni) derivanti dall’azione digestiva di enzimi sulla carne, estratto di carne, cloruro di sodio e fosfati, e ha un valore di pH neutro (cioè pari a 7). Può essere addizionato con agar, un carboidrato di origine vegetale e non tossico per i batteri che, disciolto a caldo nella soluzione di coltura, raffreddandosi passa allo stato di gel e rende il terreno di consistenza solida; questo terreno viene detto agar-normale. Nel terreno di base possono essere aggiunte sostanze come sangue, estratti di lievito, siero, vitamine, amminoacidi; possono inoltre essere aggiunti composti antibiotici, allo scopo di isolare specie batteriche o, all’interno di una specie, ceppi resistenti o sensibili. I terreni selettivi sono quelli che permettono la proliferazione solo di alcuni ceppi. Sono detti differenziatori i terreni che permettono di isolare colonie diverse in uno stesso terreno. Nel caso sia necessario mantenere condizioni anaerobiche, nel terreno è possibile aggiungere composti capaci di legare l’ossigeno, come il tioglicolato di sodio. Il terreno di coltura deve essere mantenuto alla temperatura ottimale per lo sviluppo dei batteri: tale operazione viene detta incubazione.
Poiché, con il crescere della cultura batterica, le sostanze nutritive contenute nel terreno tendono a diminuire, a un certo punto anche la crescita raggiunge una fase stazionaria e poi tende a decrescre. È possibile mantenere costanti le caratteristiche del terreno nelle cosiddette colture continue, ottenute impiegando speciali apparecchiature per la coltura, i chemostati; questi sottraggono terreno “vecchio” e aggiungono quello fresco a ciclo continuo.
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