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Mnemotecnica

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Mnemotecnica o Mnemonica Arte di coltivare la memoria. Nella realtà contemporanea, in cui l’informatica rende immediatamente accessibile un patrimonio quasi sconfinato di informazioni, risulta difficile farsi un’idea di come, in passato, fosse importante per l’intellettuale potenziare la portata della memoria naturale.

Nell’antichità il problema fu posto anzitutto in relazione agli sviluppi della retorica classica, come ci testimoniano gli insegnamenti di Cicerone nel De oratore e di Quintiliano nel De institutione oratoria. Cicerone, in particolare, descrisse le tecniche fondamentali della memoria di cui deve avvalersi l’oratore, come ad esempio quella di associare termini e concetti a immagini o a luoghi.

Nel Rinascimento la mnemotecnica conobbe grande fortuna e fu coltivata da filosofi e umanisti come Nicola Cusano, Giovanni Pico della Mirandola e Giordano Bruno. Si trattò soprattutto di una contaminazione dell’arte della memoria con il “lullismo”, vale a dire con l’insegnamento del teologo e filosofo catalano Raimondo Lullo, che consisteva in una raffinata tecnica di combinazione di simboli corrispondenti a elementi semplici del reale.

A questa linea di pensiero si riallacciò, a cavallo del XVII e XVIII secolo, la “caratteristica universale” del filosofo tedesco Gottfried Leibniz, ovvero il progetto di un linguaggio altamente formalizzato e strutturato secondo le regole della logica.

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