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Soggetto e oggetto

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Introduzione

Soggetto e oggetto Nel linguaggio filosofico odierno i due termini designano rispettivamente l'io pensante e attivo e ciò a cui si riferisce il suo pensare e agire. Il termine soggetto indica pertanto l'autocoscienza attiva, mentre il termine oggetto (che letteralmente significa 'ciò che è posto dinanzi') indica sia quella che normalmente intendiamo come la realtà oggettiva, effettivamente esistente e indipendente dal nostro pensiero, sia un semplice contenuto (reale o immaginario) del nostro pensiero, ossia la rappresentazione di qualcosa (ad esempio un libro, oppure di una creatura mitologica come l'ippogrifo).

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Cenni storici

Nella filosofia greca non troviamo ancora dei termini che esprimano questa coppia concettuale così come è concepita oggi; nel pensiero medievale con il termine latino subiectum si intende quella che Aristotele concepiva come la sostanza, mentre con il termine obiectum i filosofi scolastici indicavano il contenuto del pensiero, dunque una realtà essenzialmente mentale. Solo a partire da Cartesio, nel Seicento, si fa strada la concezione che intende per soggetto il pensiero e per oggetto la realtà che gli è opposta. Cartesio tuttavia non impiegava ancora questi termini nell'uso odierno, ma parlava della sostanza pensante e della sostanza estesa (la realtà materiale). Ne nasceva il difficile problema (variamente interpretato dai filosofi del razionalismo e dell'empirismo) di spiegare come il soggetto pensante fosse in grado di pervenire a una conoscenza della realtà oggettiva, una volta che il pensiero e la realtà degli oggetti fisici siano distinti e intesi come due sostanze eterogenee non comunicanti.

Kant, alla fine del Settecento, distinse l''io penso', come centro unificatore di tutte le nostre rappresentazioni, dall'anima, che rimane una sostanza inconoscibile; analogamente egli distinse l'oggetto, nel senso del fenomeno conoscibile, dalla 'cosa in sé', cioè dalla sostanza in senso metafisico. Dopo Kant la filosofia dell'idealismo tedesco è pervenuta, soprattutto con Hegel, ad affermare l'identità di soggetto e oggetto, ossia di spirito o ragione e realtà. Ma questo esito è stato variamente criticato dai pensatori successivi, in particolare da Marx. Alla fine dell'Ottocento Nietzsche muoveva una critica di fondo della concezione moderna che identifica il soggetto con la coscienza come nucleo della personalità, affermando che esso è solo una “maschera” di impulsi vitali più profondi. Altre filosofie, come la fenomenologia di Husserl, hanno invece teso a superare l'opposizione moderna fra soggetto e oggetto attraverso una rinnovata analisi della coscienza e dei fenomeni che essa intenziona.

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