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Teatro elisabettiano

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Shakespeare: MacbethShakespeare: Macbeth

Teatro elisabettiano Espressione che designa la nascita della tragedia e l’affermarsi dei teatri pubblici, non più solo di corte, all’aperto, in Inghilterra durante il regno (1558-1603) di Elisabetta I. Dopo la vittoria sul cattolicesimo spagnolo, la regina protestante dovette fronteggiare la feroce opposizione dei puritani, che avversavano fieramente i teatri (chiusi per l’eccessiva promiscuità durante la pestilenza del 1592-93) e l’attività teatrale, assimilata nella sua dissolutezza al gioco dei dadi e al ballo.

Sorta dai circoli colti di Oxford e Cambridge, la prima tragedia inglese, Gorboduc o Ferrex and Porrex degli studenti Thomas Sackville e Thomas Norton, che nella divisione paterna di un regno fra i due figli incarnava i timori dell’epoca precorrendo Re Lear, fu rappresentata all’Inner Temple nel 1561 in presenza di Elisabetta. L’iniziale interesse per i temi della tradizione classico-senechiana lasciò progressivamente il posto alla trattazione di temi della storia inglese o della scuola italiana dell’epoca.

Verso il 1580 emerse l’opera degli University Wits (“begli ingegni universitari”), che iniziarono a scrivere per il teatro pubblico. Del gruppo facevano parte Thomas Kyd, autore di La tragedia spagnola (1581 ca.), una macabra vicenda ricca di colpi di scena che divenne il dramma più celebre dell’epoca, i raffinati autori di commedie pastorali John Lyly (Metamorfosi d’amore, 1590 ca.) e Robert Greene (1560-1592: Giacomo IV, 1591 ca.) e soprattutto Christopher Marlowe, cui una precoce e violenta morte non impedì di modellare il moderno dramma storico con Dottor Faust (1588 ca.), Tamerlano il grande (1590), Edoardo II (1594), imponendo il blank verse (decasillabo non rimato) come agile strumento di scrittura e aprendo la strada al più grande degli elisabettiani, William Shakespeare.

Attore, raffinato poeta, prolifico autore di commedie (La bisbetica domata, 1594, Sogno di una notte di mezza estate, 1595), drammi storici (Riccardo III, 1595, Enrico IV, 1597, Enrico V, 1598) e tragedie (Romeo e Giulietta, 1595 ca., Giulio Cesare, 1599, Amleto, 1601, Otello, 1604, Re Lear, 1605, Macbeth, 1606), Shakespeare contribuì alla rinascita teatrale inglese non solo con il proprio straordinario linguaggio, ma scrivendo principalmente per il pubblico: azionista della compagnia dei Lord Chamberlain’s Men (1594, dal 1603 King’s Men), fu infatti comproprietario del loro teatro, il Globe Theatre.

Ben Jonson fu autore estremamente attento ai precetti del classicismo nel tentativo di temperare gli eccessi dei tragici contemporanei, come dimostrano le sue commedie “dei tipi” (Volpone, o la volpe, 1606, L’alchimista, 1610) o “degli umori” (Ognuno nel suo umore, 1598) che gli valsero nel 1616 il titolo di primo poeta laureato inglese, con diritto a una rendita vitalizia.

Tra gli altri drammaturghi elisabettiani, George Chapman (1559-1634: Tutti pazzi, 1605), Thomas Dekker (1572-1632: Il vecchio fortunato, 1600), Thomas Heywood (1574-1641: Una donna uccisa con la clemenza, 1603), Cyril Tourneur (1575 ca-1626: La tragedia dell’ateo, 1611), Thomas Middleton (1580-1627: Donne diffidate delle donne, 1612 ca.), lasciarono ben presto il posto ad autori come John Webster (La duchessa di Amalfi, 1614) e John Ford (Peccato che sia una sgualdrina, 1633), già proiettati verso una nuova era più moderata ma anche meno aurea. Vedi anche Letteratura inglese.

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